Questo blog non è conducibile ad alcun gruppo organizzato facente parte della Curva Sud di Padova. Questo spazio è stato pensato e costruito per tutti coloro che, a prescindere dall'appartenenza o meno a un gruppo piuttosto che ad un'altro ed a prescindere da qualunque idea politica; sono follemente ed autenticamente innamorati di questa curva, di questa città e di questi colori.

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mercoledì, 31 ottobre 2007

PADOVA-VERONA, ANCORA DISPOSIZIONI ASSURDE...

"...Nessuna novità infine sugli ultras biancoscudati: di accorpamenti fra Curva Sud e Gradinata Sud-est i responsabili dell'ordine pubblico, per ora, non ne vogliono sapere. E questo nonostante il comportamento irreprensibile dei ragazzi tenuto anche domenica scorsa." (Fonte: Il Mattino di Padova).

I Bambini continuano a farci i dispettucci.... Per domenica, la linea della curva non cambia: tutti in sud-est col biglietto!

Segnalo un bell'articolo di Giovanni Viafora su biancoscudati.net relativamente al derby di domenica, vissuto dalla parte del tifoso e non del giornalista.

postato da: PadovaSud alle ore 12:44 | link | commenti (2)
categorie: calcio padova 1910
martedì, 30 ottobre 2007

STORIA DEL MOVIMENTO ULTRAS IN ITALIA - II PARTE

GLI ANNI '80

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IL DOPO-PAPPARELLI E L'ETA' DELL'ORO

La morte di Papparelli rappresenta per il movimento ultras una sorta di bivio: rialzarsi o sparire, essere fenomeno da baraccone o vero e proprio movimento giovanile. In poche parole: il clima repressivo che ne seguirà metterà per la prima volta gli ultras a dura prova, ed i ragazzi che in seguito a quella prima, piccola (rispetto a quanto il “democratico governo italiano” combina oggi) caccia alle streghe rimarranno al loro posto sulle gradinate diverranno delle vere e proprie colonne portanti del movimento ultras italiano. Il governo se ne uscirà con la proposta di vietare l’esposizione di striscioni che possano inneggiare alla violenza: i vari Commandos, Brigate, Armata, ecc in voga all’epoca, in molti stadi diventano tabù; così come teschi, spade, stelle a cinque punte, aquile… Ma se da un lato il “potere” cerca di togliere, dall’altro concede: il neonato movimento, infatti, non è malvisto proprio da tutti, anzi molti Questori e qualche Ministro dell’epoca vede lo stadio come una valida alternativa alla strada. Per capire meglio bisogna sempre ricollegarsi alla difficile situazione sociale della fine degli anni ’70: l’estremismo politico e la delinquenza comune andavano ormai di pari passo, così come i morti in nome di ideali che si stavano sempre più svuotando del proprio significato sociale per riempirsi solo di fanatismo; ormai non c’era manifestazione di piazza che non degenerasse in autentici assalti alla forza pubblica ed al patrimonio (auto bruciate, vetrine infrante, ecc.). Di conseguenza la nascita dei gruppi ultras era vista anche come un modo per incanalare il disagio sociale e circoscrivere le bande giovanili sugli spalti, luogo in cui sicuramente erano molto più controllabili. Fu così che lo stato, nonostante tentasse di combattere con provvedimenti farsa la violenza negli stadi (I C.U.C.S. della Roma cambiarono nome in “Ragazzi della Sud” per qualche anno prima di tornare alla denominazione originaria, ma di fatto la gente che componeva il gruppo era sempre la stessa…), si guardò bene dallo sferrare il “colpo” decisivo. Gli ultras stessi, passato il momento difficile, tornarono più forti di prima, e nel decennio che andava a cominciare si affermarono definitivamente… In seguito al trionfo della Nazionale Azzurra ai mondiali di Spagna nel 1982 ci fu poi un vero e proprio “boom” della passione calcistica (peraltro già forte prima). Le fila dei gruppi ultras si ingrossano, il fenomeno arriva anche a Sud, dove prima era appannaggio soltanto delle grandi città, e dove la passionalità della gente fa si che venga ben presto colmato il divario con le tifoserie del Nord. Ogni squadra di ogni città, dalla A alla C2 e molto spesso anche nelle categorie minori, ha il suo fedele seguito di ultras; mentre nelle città che hanno dato vita al movimento, gli aderenti ai gruppi diventano centinaia, a volte anche migliaia. L’organizzazione è ancora “ruspante” sotto molti punti di vista: le uniche entrate arrivano dalle collette e dalle prime forme di tesseramento, le coreografie sono ancora i fumogeni recuperati dai treni, in trasferta ci si appoggia ancora (fino ai primi anni ’80) ai clubs di tifosi, e molti stadi (soprattutto nel meridione) sono assolutamente da evitare. La violenza, nonostante i buoni propositi del periodo post-Papparelli, non accenna a diminuire (anzi!) e la polizia nei primi anni del nuovo decennio è ancora latitante: “Fino al 1985, il servizio d’ordine allo Stadio Appiani per una partita normale di serie B, era composto da una camionetta di carabinieri posizionata nei pressi della Curva Nord, ed una camionetta di carabinieri posizionata nei pressi della Curva Sud. La scorta per le tifoserie ospiti non era prevista, eccezion fatta per le partite contro Vicenza e Triestina, le uniche considerate a rischio, il cui servizio d’ordine era composto da un pullman di carabinieri,ed i tifosi ospiti venivano scortati dalla stazione allo stadio e viceversa da un paio di volanti. In totale, circa una sessantina di carabinieri per partite che all’epoca richiamavano 12-13.000 spettatori” (Dalle parole di un ultras biancoscudato dell’epoca). Padova-Pescara 1984/85

I “modelli” degli ultras nostrani rimangono gli hooligans d’oltremanica (che nel 1980 faranno la loro passerella ai Campionati Europei in Italia), e proprio sul loro esempio molti gruppi nostrani si faranno un nome basandosi sulla propensione allo scontro, su tutti gli interisti (protagonisti di un’autentica battaglia con i romanisti nel 1981, con oltre venti giallorossi feriti per colpi da arma da taglio), atalantini e veronesi. Gli ultrà della Roma invece sono molto più propensi al vandalismo gratuito (furtarelli e danneggiamenti vari) che non allo scontro vero e proprio, ma in qualche maniera sono un punto di riferimento anche loro: per il tifo innanzitutto, ineguagliabile sotto tutti i punti di vista; e per la capacità di muoversi in massa ovunque e terrorizzare (quando anche non mettere a ferro e fuoco) intere città. Il loro atteggiamento “zingaresco” darà origine ad incidenti gravissimi con i tifosi fiorentini nel 1983, in seguito ai quali diversi arresti colpiranno esponenti di spicco della Curva Fiesole, decretando di fatto lo scioglimento del gruppo storico degli “Ultras”. Le tragedie non finiscono di funestare il mondo del calcio: nel febbraio 1983 Stefano Furlan, ultras della triestina, muore in seguito al pestaggio da parte di un’agente di polizia dopo il derby di Coppa Italia contro l’Udinese, diventando così idealmente una delle prime vittime della repressione (che verrà ben conosciuta da tutti solo molti anni più tardi). L’anno dopo un tifoso rossonero, Fonghessi, muore prima di Milan-Cremonese accoltellato da un “collega” appena maggiorenne, che lo aveva scambiato per un tifoso grigiorosso a causa della targa della sua auto. La nuova ondata di violenza preoccupa e non poco, ed in molte città i clubs di tifosi cominciano a prendere le distanze dai gruppi ultras, togliendo loro in pratica appoggi logistici ed economici, soprattutto per quanto riguarda le trasferte. Ciò porterà ad un nuovo salto di qualità da parte del movimento ultras, più che altro a livello organizzativo: la “colletta” di un tempo non basterà più, si cominceranno a stampare adesivi, magliette e le prime sciarpe col logo ed il nome del gruppo. Inoltre i ragazzi che appartengono ai gruppi ultras posseggono un’”arma” che non è certo appannaggio dei clubs: il senso del gruppo, dell’amicizia, il cameratismo… Tutte cose che fanno si che un’intera generazione di giovani si coaguli intorno alle curve, da cui piano piano verranno sfrattati i clubs. Gli ultras stanno vivendo la loro “età dell’oro”….

Padova-Como 1983/84

L'HEYSEL

Nel maggio 1985 Juventus e Liverpool si contendono la Coppa dei Campioni nella finale di Bruxelles. E’ un periodo in cui gli hooligans inglesi fanno molto parlare di se, e l’Uefa ha la bella idea di scegliere come sede della finale lo stadio “Heysel”, che tutto è tranne un’impianto in cui siano anche lontanamente rispettate le più elementari norme di sicurezza. Anche l’organizzazione ci mette del suo: per la finale verrano inviati 17.000 biglietti in Italia più altrettanti in Inghilterra. Gli altri verranno venduti sul luogo e molti ad immigrati italiani o tifosi bianconeri, fra cui anche quelli di un settore dello stadio, lo “Z-side”, fatiscente e confinante con la curva assegnata ai “Reds”. Morale della favola: gli inglesi alticci cominceranno il solito lancio di oggetti verso il “Z-Side”, per poi tentare una carica che porterà al cedimento di un cancello con conseguente schiacciamento di decine di persone. Molti altri moriranno poi nella calca provocata dal panico della folla. Sarà un’autentica strage: ben 39 morti, uno dei disastri calcistici più grandi del calcio europeo. Per ore l’Heysel sarà terra di nessuno, in cui la polizia non ha più il controllo della situazione ed in cui gli ultras bianconeri tenteranno di farsi giustizia Ad Empoli, 1988/89sommaria. Poi la grande pagliacciata: si gioca per “motivi di ordine pubblico” (forse sarebbe stato più onesto dire “per esigenze televisive”)! Così, mentre la Juve si porterà a casa la sua prima Coppa dei Campioni e l’Inghilterra verrà esclusa per cinque anni dalle competizioni europee per club, i governi di tutta Europa cominciano a studiare nuove norme repressive per arginare il fenomeno del “tifo violento”: chiaramente ci vorrà il suo tempo per accertare le responsabilità di chi a Bruxelles era preposto all’organizzazione dell’ordine pubblico, ed i responsabili non pagheranno fino in fondo (senza nulla togliere alle responsabilità dei tifosi, che comunque furono i primi colpevoli della tragedia)! In Italia il “Reparto Celere” della polizia, che fino ad allora veniva utilizzato solo nelle manifestazioni di piazza, viene messo a svolgere servizio negli stadi, e vengono imposte le scorte per tutte le tifoserie in trasferta. È un cambiamento non di poco conto, ma gli effetti si vedranno solo negli anni a seguire: come già detto in quel periodo il movimento ultras italiano attraversa la sua fase di maggior splendore, le curve sono piene ed infuocate come mai più saranno, molti giovani e giovanissimi vengono dalla strada ed hanno palle a sufficienza per confrontarsi (alcuni hanno anche molto poco da perdere, va detto!) e la polizia comunque non è ancora sufficientemente organizzata. Molto spesso basta prendere il treno prima dell’orario previsto, o spostarsi nella stazione vicina per evitare la scorta e regalarsi così una giornata di puro divertimento. Inoltre c’è un altro fattore da tenere presente: in quel periodo non esiste fra le tifoserie italiane la mentalità dello “scontro con le forze dell’ordine”. La polizia è più che altro un “elemento di disturbo”, e gli scontri (con le dovute eccezioni) sono fra opposte tifoserie, anzi molto spesso la pula arriva a giochi già fatti… tutto questo porta chiaramente ad una visione ed un concetto di “mentalità ultras” molto diverso da quello di oggi: il primo nemico è il tifoso avversario, il concetto di solidarietà fra ultras è praticamente inesistente (anzi, in quel periodo in caso di “carica” dei P.S. verso gli ultras nemici si usava aizzarli con cori tipo “UC-CI-DE-TE-LI!”, oggi non si usa più anzi si canta contro le forze dell’ordine, ed in fondo è giusto così visto che gli anni sono troppo diversi e la repressione l’hanno provata tutti sulla propria pelle…). Anche per gli scontri le cose sono molto diverse: unica regola, OMERTA’ ASSOLUTA! Chi per pararsi il culo accusa i suoi amici in Questura è un infame, per il resto tutto (quasi) è lecito, tanto che nelle curve a partire dalla seconda metà degli anni ’80 comincerà ad esserci una paurosa diffusione delle armi da taglio, una pessima abitudine che una volta sfuggita di mano creerà non pochi problemi al movimento stesso….

A Parma, 1985/86

COPERTINE E SCISSIONI

Ma a partire dalla metà degli anni ’80 una nuova tendenza si diffonderà sempre di più all’interno della società italiana, trasferendosi da li alle curve: l’immagine! Siamo nell’epoca dei paninari e della disco-music, in cui al contrario del decennio precedente l’”apparire” comincia a prendere il sopravvento sull’”essere”. Di conseguenza anche nelle curve cominciano a perdersi di vista molti valori che avevano fatto grande il decennio precedente: i vecchi fumogeni non bastano più , è il periodo delle coreografie su vasta scala. Si parte con i bandieroni copri-curva per poi passare ai cartoncini, le bandierine… spettacoli sempre più elaborati che portano alla ribalta i ragazzi ultrà per le capacità organizzative ed inventiva. Sul campo coreografico tifoserie come romanisti, sampdoriani e napoletani verranno copiate ed imitate un po’ in tutta Europa. Dall’altra parte ci sono “gli integralisti” (veronesi, bergamaschi, ecc), privi di capacità coreografiche particolari ma portati a cantare ed a scontrarsi secondo tradizione. Inoltre in quegli anni sia Verona che Atalanta conosceranno la scena europea permettendo alle rispettive tifoserie di farsi conoscere e rispettare sui campi più caldi del Vecchio Continente: durante una trasferta a Belgrado con la Stella Rossa, ultras del Partizan aiuteranno le Brigate Gialloblù ad uscire dallo stadio nonostante il lungo assedio dei “Delije” della Stella Rossa. Questo fatto darà inizio ad un’amicizia fra le tifoserie dell’Hellas e del Partizan, tanto che in più di un’occasione sugli spalti del Bentegodi si potrà vedere lo striscione “Brigate sez. Belgrado”. Anche a Salonnico le Brigate Gialloblù se la vedranno brutta; mentre nel 1988 l’Atalanta arriva addirittura alla semifinale di Coppa delle Coppe, mentre Brigate Nerazzurre e Wild Kaos imperversano nei campi di mezza Europa, dal Galles alla Grecia al Portogallo fino alla semifinale di Mechelen in Belgio, dove 6.000 supporters nerazzurri faranno il bello ed il cattivo tempo, scontrandosi anche con la polizia locale che sarà costretta a respingerli a colpi d’idrante. Tre anni più tardi i bergamaschi si confermeranno come una delle migliori tifoserie d’Europa, presentandosi a Zagabria in 400 a pochi giorni dallo scoppio della guerra civile nell’ex-Jugoslavia, tutti muniti di baschetti da minatore nerazzurri! Chiaramente in Italia queste due tifoserie avevano ben pochi rivali, se si escludono i gruppi delle grandi città o i vicini di casa bresciani, all’epoca relegati però in categorie inferiori. Entrambe erano forse le uniche tifoserie del Nord Italia a seguire la propria squadra anche nei più pericolosi campi del Meridione, mentre le stesse Brigate del Verona più di una volta hanno fatto numeri impensabili per qualsiasi gruppo dell’epoca presentandosi in stadi come Roma e Milano senza scorta a cercare lo scontro…

Padova-Modena 1987/88Verso la fine del decennio cominciano anche le prime scissioni all’interno del movimento: dapprima nelle curve delle grandi città, poi piano piano anche nei piccoli centri, gruppi sempre più vasti cominciano a non riconoscersi più nella guida dei cosiddetti “gruppi storici”, accusando i capi di aver tradito la mentalità ultras originaria per vendersi al business ed ai compromessi. Nelle curve prendono piede una serie di scissioni e di gruppuscoli che vanno controcorrente rispetto al resto della curva, spesso anche in senso ideologico(anche se la politica all’epoca è ancora molto lontana dall’entrare “di forza” negli stadi…). Una delle prime piazze a conoscere queste scissioni sarà la Roma giallorossa: nel 1987 viene acquistato Manfredonia, giocatore ex-bandiera della Lazio odiatissimo dal pubblico romanista. Il Commando Ultrà si spacca fra favorevoli e contrari all’arrivo del giocatore: quelli fedeli alla linea dura manterranno la denominazione originale, gli altri prenderanno il nome di “Vecchio CUCS”; una spaccatura che finirà per rovinare per sempre quella che all’epoca era considerata unanimemente la “curva più bella d’Europa”… a sua volta l’ala più radicale del CUCS darà vita qualche anno più tardi a “Opposta Fazione”, formazione fortemente elitaria. I cugini laziali da questo punto di vista non stanno meglio: da una costola degli “Eagles Supporters” quello stesso anno nascono gli “Irriducibili” (oggi alla guida della curva laziale); che seguono uno stile ed un modo di tifare più “all’inglese”, senza tamburi, con striscioni di dimensioni più ridotte (rispetto a quelli lunghissimi in voga all’epoca), bandiere a doppia asta, cori secchi e potenti. Proprio loro anticiperanno quello che sarà lo stile del futuro, ma per il momento rappresentano solo una “spina nel fianco” che creerà una spaccatura mica da ridere in Curva Nord. A Milano, sponda nerazzurra, vedono la luce gli “Skins”, gruppo che in soli tre anni sarà protagonista di autentici macelli; mentre dalla parte rossonera viene fuori il “Gruppo Emergente” che in seguito cambierà nome in “Gruppo Brasato”, altri “gioiellini” niente male… A Bergamo sono già attivi da tempo i “Wild Kaos”, mentre a Firenze è l’epoca degli “Alcool Campi”, altro gruppo che avrà vita breve ma che riuscirà a lasciare un bel segno nella Fiesole… Bisogna tener presente anche un altro particolare: in quel periodo nelle curve è molto diffusa l’eroina (di stato?), che farà vittime anche fra i capi storici, elementi che in qualche maniera avevano tenuto in piedi la baracca fino ad allora. Queste “defezioni” unitamente alle spaccature in atto, porteranno ad una lenta disgregazione delle curve, di cui all’epoca ancora non si vedono gli effetti…

A Trieste, 1987/88

INIZIA L'EPOCA DELLA REPRESSIONE

Anche questo decennio, come il precedente, si chiuderà nel segno della tragedia: nell’ottobre 1988 Nazzareno Filippini, ultras dell’Ascoli, rimarrà ucciso al termine di Ascoli-Inter: della sua morte verranno accusati alcuni capi degli “Skins” nerazzurri. Il 4 giugno 1989 a San Siro prima di Milan-Roma, Antonio De Falchi viene aggredito da alcuni ultras milanisti facenti parte del “Gruppo Brasato”e morirà per arresto cardiaco (ma sulla vicenda non è mai stata fatta piena luce…); lo stesso giorno una bomba molotov lanciata d amembri dell’”Alcool Campi” contro il treno speciale che trasportava a Firenze gli ultras bolognesi provoca il grave ferimento di Ivan Dall’Oglio, appena 14enne. Tutto ciò non gioverà alla salute del movimento, anzi darà un contributo determinante alla militarizzazione degli stadi ed alle nuove leggi che il governo emanerà (come sempre!!!) sull’onda dell’emergenza e della spinta dell’opinione pubblica. Certo, non tutti se ne rendono conto subito, ma questo sarà solo il primo passo verso lo “stato di polizia” presente oggi negli stadi. Il Consiglio dei Ministri, prendendo spunto da una precedente sentenza del Tribunale di Rimini (che nel 1982 aveva condannato un ultras romagnolo a non seguire le partite del Rimini per un periodo di un anno, caso unico in Italia all’epoca), emana una direttiva secondo la quale ai tifosi arrestati o denunciati a piede libero per episodi di violenza da stadio viene applicato il divieto d’accesso a tutti i luoghi ove si svolgano manifestazioni sportive per un periodo di tempo variabile da un mese ad un anno, a seconda della gravità dei casi. Tale provvedimento potrà essere applicato a discrezione della Questura, e si tratta di un provvedimento amministrativo. Cosa significa? Significa che se da un lato ha lo stesso valore e la stessa rilevanza penale di una multa per divieto di sosta, dall’altro può essere applicato in assenza di prove e senza un processo. In parole povere un ultras può essere condannato a non seguire la propria squadra per un periodo di tempo, senza che abbia la possibilità di difendersi in un regolare processo, basandosi semplicemente sulle supposizioni e sulla discrezione del questore di turno! Molte volte gli stessi processi non si svolgeranno mai per decorrenza dei termini, e molto spesso vedranno l’assoluzione stessa degli imputati che nel frattempo hanno scontato un anno di diffida da innocenti!passeranno diversi anni prima che “l’inghippo” relativo alla diffida diventi materia di studio per avvocati, nel frattempo se ne vedranno le conseguenze nelle curve…

(II - continua)

postato da: PadovaSud alle ore 23:51 | link | commenti
categorie: ultras

PADOVA-VENEZIA 4-1

Una grande vittoria, una grande giornata che rimarrà nella storia!mid_IMG_0213

mid_IMG_0191Per il resto, divieti e misure assurde di "ordine pubblico" come quelle prese per domenica non potranno mai servire a nulla. E riguardo il settore, a nulla serve tenere aperta la curva quando CHIUNQUE acquistando il biglietto può accedere alla sud-est. Questi sono i dispetti che ci si fa tra bambini. Mi auguro che chi gestisce la sicurezza una volta tanto capisca e la pianti con questa menata dell'"ordine pubblico" che ormai è diventata una barzeletta. Non sarà un settore al posto di un'altro a peggiorare o migliorare la situazione...

postato da: PadovaSud alle ore 00:52 | link | commenti
categorie: le nostre domeniche
sabato, 27 ottobre 2007

PADOVA-VENEZIA, NOSTALGIA CANAGLIA...

Copio spudoratamente l'idea di una galleria fotografica da biancoscudati.net. Non me ne vorranno...

Padova - Anti-venezia_ad

 

Stagione 1991/92 - Andata (3 novembre 1991)

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Stagione 1991/92 - Ritorno (5 aprile 1992)

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Padova-Venezia, 5 aprile 1992, amarcord

Stagione 1992/93, andata (29 novembre 1992)

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Stagione 1992/93, ritorno (2 maggio 1993)

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Stagione 1993/94, ritorno (1 maggio 1994)

motonavevenezia94cd8veneziapadova9394ij1L'ANNO SCORSO

In Partenza per venezia

ULTRAS PADOVA all' arrivo a venezia stazione

Biancoscudati alè alè

Veneziani a Padova

bolgia padovana

postato da: PadovaSud alle ore 14:21 | link | commenti
categorie: accadde oggi - amarcord

BENZINA SUL FUOCO

(Tratto da www.padovacalcio.it)

La Prefettura, vista la determinazione dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, ha disposto che la vendita dei biglietti di tutti i settori per la partita Padova – Venezia termini alle 19 di sabato 27 ottobre. Il Calcio Padova informa pertanto che il giorno della gara le biglietterie dello stadio Euganeo rimarranno chiuse e invita tutti i tifosi biancoscudati a munirsi di biglietto entro sabato nelle prevendite dello stadio Euganeo (Biglietteria Sud) e di via Carducci (stadio Appiani). Questi gli orari:

VIA CARDUCCI BIGLIETTERIE STADIO APPIANI
Sabato 27 dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.

BIGLIETTERIA PARCHEGGIO SUD STADIO EUGANEO
Sabato 27 dalle 16 alle 19

La Società biancoscudata informa inoltre che, per motivi di ordine pubblico, il Sindaco di Padova ha emanato una specifica ordinanza che vieta la somministrazione e la vendita di qualsiasi bevanda alcolica prima e durante le partite Padova – Venezia e Padova – Verona. Tale ordinanza è valida sia per i bar interni allo stadio Euganeo, sia per le postazioni mobili poste nelle immediate vicinanze.

Chi ha seguito da vicino le vicende relative al derby di domani si sarà accorto di come questura e prefettura in perfetto accordo col comune abbiano creato un clima da guerra volontariamente.

Andiamo con ordine:

-dapprima vengono concessi solo 300 biglietti ai tifosi ospiti, e da più parti viene ventilata l'ipotesi di chiudere la Curva Sud e trasferirne gli occupanti in Sud-est, in modo da guadagnare qualche posto in più per la Curva Nord degli ospiti. In base alle nuove normative l'Euganeo infatti può contenere solo 7500 posti. Sarebbe la classica soluzione che salva capra e cavoli, visto che la sud-est è la soluzione più gradita a tutti!

-Ultimamente però la nuova tendenza fra questori e compagnia cantante è di non sembrare abbastanza autoritari se non si fa qualcosa che rompa i coglioni ad una larga fetta di persone, e così hanno fatto: la Curva Sud rimane aperta per motivi di ordine pubblico ed ai veneziani 500 biglietti in più (800 in tutto). Morale: molti di loro lo prendono in prevendita nel padovano. Risultato: domani noi ci divertiamo, grazie questura!

-Ma anche il prefetto deve far vedere che conta qualcosa, altrimenti che autorità è? Si decide pertanto di vietare la vendita di biglietti nella giornata di domenica obbligando tutti a prenderselo in prevendita (e chi lavora?). Non solo ma per aggiungere tensione alla tensione verranno creati dei prefiltraggi che in pratica negheranno l'accesso in zona stadio a chi è sprovvisto di biglietto.

-Il "tocco di grazia" finale tocca infine a quell'ignorante patentato di Quimby, che del Padova si disinteressa completamente tranne quando è ora di rompere le balle a noi tifosi. Il divieto di somministrazione di alcoolici è l'ennesima conferma che per domenica si sta cercando di creare un clima di tensione totale, ed a pagarla saremo noi tifosi.

Fin troppo facile immaginare che domenica ci sarà la stessa situazione del 1 maggio 2006, con tifosi ospiti mandati tranquillamente in giro per il parcheggio di casa, con celerini provocatori ed in cerca solo dello scontro e la nostra epigrafe già bella che preparata nelle sale della questura. Ed allora giusto mettere le mani avanti, perchè tutti coloro che leggono si rendano conto che chi domani andrà allo stadio cercherà di evitare di creare incidenti, e che se questi accadranno questa volta non saranno dipesi dalla tifoseria biancoscudata ma da chi ha gestito in maniera incomprensibile l'ordine pubblico.

Per tutti: ci troviamo alle 11 sul piazzale. Mangiamo e beviamo insieme aspettando il derby.

postato da: PadovaSud alle ore 12:59 | link | commenti
categorie: padova, calcio padova 1910
giovedì, 25 ottobre 2007

QUANDO SI CERCA DI CREARE TENSIONE....

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Si è svolta questa mattina in questura la riunione in vista del derby di domenica tra Padova e Venezia. Su richiesta di Prefettura e Questura e in accordo con gli stessi, il Calcio Padova ha innalzato la capienza del settore Curva Nord dagli attuali 300 posti a 800. Tale provvedimento è stato reso possibile rimodulando in via principale la capienza della tribuna ovest. I 500 biglietti saranno a disposizione dei tifosi veneziani sul circuito Ticketone già a partire da questo pomeriggio.

In virtù della limitata capienza e dell’importanza dell’evento si potrebbe rendere necessario da parte delle Autorità competenti, il provvedimento di divieto di vendita dei biglietti per tutti i settori la domenica prima della gara. In tal caso verrà organizzato un filtraggio che permetterà l’accesso allo stadio solo alle persone provviste di titolo di accesso (biglietto e abbonamento).

Il Calcio Padova invita perciò i propri tifosi ad acquistare in prevendita i biglietti per la sfida di domenica. Per favorire l’acquisto dei biglietti, il Calcio Padova ha aggiunto un punto vendita allo stadio Euganeo ed ha ampliato gli orari della prevendita già in corso in via Carducci. Questi i nuovi orari (...)

(...)Per motivi di ordine pubblico si è preso atto dell’impossibilità di dar seguito alla richiesta del Calcio Padova di spostare i tifosi della Curva nel lato Sud della Tribuna Est."

(Fonte: www.padovacalcio.it)

Della serie "ci si è impegnati per scontentare tutti"! Ancora una volta la questura di Padova dimostra come la sua priorità non sia "risolvere i problemi", bensì "cercare lo scontro frontale". Lo stanno facendo da mesi nei nostri confronti con questa storia del cambio di settore che francamente è diventata una pagliacciata, ora lo fanno capire ampiamente alla vigilia di un derby, mettendosi a questionare sulle stesse questioni, e chiudendo la zona intorno allo stadio domenica.

Ormai il gioco è fin troppo chiaro: si vuole creare un precedente in questa stagione, un'altro Padova-Spezia per avere così la scusa per sfoltire un pò le fila ed il pretesto definitivo per non mandarci mai più in sud-est!

Queste porcate le stiamo vedendo un pò in tutta Italia, togliere i "tifosi" normali dallo stadio per obbligarli a comprarsi il pacchetto di sky, e creare nello stesso tempo un "problema ultras" che non esiste, per distogliere così l'attenzione dell'opinione pubblica da altre e ben più gravi problematiche!

Per tutti quelli che andranno allo stadio: domenica troverete i blu più che mai provocatori. E' importante che nessuno cada nelle loro provocazioni. Oggi come oggi, tutti abbiamo troppo da perdere.Altresì, è giusto che tutti sappiano che se domenica nasceranno problemi di ordine pubblico, questi sono stati voluti esclusivamente dalla questura di Padova, su ordine (si è capito) giunto dall'alto (Palazzo Moroni). Buon derby.



postato da: PadovaSud alle ore 12:16 | link | commenti
categorie: ultras, calcio padova 1910
mercoledì, 24 ottobre 2007

ASPETTANDO IL DERBY....

Giovedì mattina si svolgerà in Prefettura una riunione tecnica tra i soggetti coinvolti nell'organizzazione dell'evento (Prefetto, Questore, Comune e Calcio Padova), ma per la rimodulazione della capienza, è necessaria anche la pronuncia, che potrebbe arrivare il giorno dopo, della Commissione provinciale di vigilanza sui pubblici esercizi, lo stesso organo che dovrà decidere sull'ormai nota questione dello spostamento degli ultras biancoscudati dalla curva allo spicchio sud della tribuna est. Su questo punto il Padova, non solo ha espresso parere favorevole, rinunciando ad un vantaggio economico legato al costo più alto dei biglietti di tribuna, ma si è già attivato e si muoverà ulteriormente perchè l'autorizzazione venga data al più presto. La speranza, condivisa martedì scorso da Ezio Rossi, è che la decisione arrivi già in settimana, anche per compensare la minore disponibilità di tagliandi per i supporter padovani.

(Fonte: www.ilgazzettino.it)

Domenica 28 ore 11 ritrovo biglietteria curva sud. VIENI ALLO STADIO CON LA SCIARPA DEL PADOVA! Mangiamo e beviamo aspettando il derby. NON MANCARE!!!


postato da: PadovaSud alle ore 12:48 | link | commenti
categorie:
lunedì, 22 ottobre 2007

TERNANA-PADOVA 0-0

Alcune considerazioni sulla trasferta:

- I 15 euro di settore ospiti sono proprio una ladrata, alla faccia dei prezzi popolari (e pa fortuna che i xè comunisti!!  )

- Fortunatamente la neve l'abbiamo trovata solo a Roncobilaccio e per il resto, meteorologicamente parlando, è andata bene

- Lo stadio di Terni non è proprio brutto brutto...ma con quella struttura a tre anelli, e con tutti i settori aperti è troppo dispersivo...ci sono gruppetti di 10-20 persone sparse per tutto lo stadio

- L'accoglienza riservataci dai circa 200 "curvaioli" locali al suono di "fasci di *****" non è stata proprio il massimo...come anche d'altronde i nostri cori di risposta "a tono" per gran parte della partita...  

- Noi in quasi un centinaio, onestamente pensavo meglio...più del primo posto in classifica la gente cosa vuole per venire via? E non era nemmeno una trasferta chissà quanto proibitiva (23.20 si era a casa..penso che chi non è sposato o ha figli o chi non lavora se la possa tranquillamente permettere). Per quanto riguarda il tifo abbastanza bene..ma poteva essere meglio.

- Le FdO hanno dato il loro meglio facendoci una prima perquisizione ai pullman in un distributore prima di arrivare in centro, poi allo stadio facendo uscire ragazzi per fargli togliere cinture, chiavi e monete. Da notare che anche alle ragazze volevano far togliere le cinture, con la giustificazione "Eh queste sono le regole, non le facciamo mica noi" Si ma il buon senso ce l'hai, o no??? 

(Diretta testimonianza di uno dei 100 curvaioli padovani presenti)

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categorie: le nostre domeniche
venerdì, 19 ottobre 2007

STORIA DEL MOVIMENTO ULTRAS IN ITALIA

Quando parliamo di "Ultras" in Italia, parliamo di qualcosa che, piaccia o meno è finito. Oggi, anno 2007, possiamo definire i ragazzi che frequentano le curve come "tifosi di curva", o "curvaioli"; comprendendo in questo insieme tifosi e casinisti, vecchio stile e "casuals". Chiunque a vario titolo frequenti la curva. Ma parlare di ultras ormai è anacronistico; e questo da molto prima di Raciti, da quando le curve ed i gruppi hanno cominciato ad autodistruggersi per lotte di potere interne, per politica, per interessi privati. Questo ed una serie di post che appariranno prossimamente sono una storia di quello che è stato il movimento ultras, per conoscere e capire ciò che siamo stati, per farsi un'idea più completa di ciò che potremo essere in futuro, con gli occhi molto aperti. Venne pubblicata a puntate sulla fanzine "Stile Appiani" nel 2004, ora io la pubblico a puntate su questo blog, sperando di fare ai miei lettori cosa gradita... Per non dimenticare...

Ultras in Italia

Pd-Mestre 80-81Un tempo il tifo nel nostro paese non era ancora organizzato secondo la visione che ne abbiamo oggi. Il pubblico frequentava e gremiva si gli stadi (forse anche più di oggi), le partite ogni tanto finivano in risse ed invasioni di campo (alla faccia di chi crede che la violenza negli stadi sia arrivata oggi!); ma non esistevano club di tifosi organizzati e men che meno gruppi ultras. Qualcosa cominciò a muoversi negli anni ’60: fu Helenio Herrera, all’epoca allenatore, dell’Inter che sulla base della propria esperienza calcistica in Argentina credeva molto nel sostegno del pubblico, a premere sulla società nerazzurra affinché organizzasse dei club di tifosi che incitassero i giocatori con cori e slogan. Nacquero così “I moschettieri”, lontani parenti di quelli che in seguito saranno i “Boys”. anche a Torino, sponda granata, qualcosa si stava muovendo, e nel 1951 erano già attivi i “Fedelissimi”. Sono i primi club organizzati di tifosi. Cominciano a vedersi negli stadi le prime grandi bandiere ed i primi “strumenti” di tifo, come trombe, tamburi e “raganelle”: era un modo “ruspante” di intendere lo stadio ed il tifo. Per arrivare alla creazione dei primi veri gruppi ultrà, bisogna attendere la fine del decennio, in un’epoca di grandi cambiamenti e contestazione giovanile. Fra il 1968 ed il 1969 cominciano a vedersi le prime organizzazioni giovanili di tifosi: a Milano, sponda rossonera, alcuni ragazzi si riuniscono nel vecchio rettilineo di S.Siro (L’attuale zona centrale del secondo anello) fondando la “Fossa dei Leoni”, il cui nome viene preso dal vecchio campo d’allenamento del Milan; un anno più tardi i cugini nerazzurri fondano i “Boys – Furie nerazzurre”, che dopo qualche anno cambieranno nome in “Boys – S.A.N. (Squadra d’azione nerazzurra)”. A Genova intanto i doriani danno vita al Sampdoria Club Tito Cucchiaroni, in onore di un giocatore argentino militante in quegli anni con la maglia biancoscudata: l’ala più giovane del club comincia a farsi chiamare “Ultras Tito Cucchiaroni”, e sono con buone probabilità il primo gruppo di tifosi in Italia ad adottare questo nome. Pare che l’idea sia nata dall’acrostico di alcune scritte comparse all’epoca sui muri di Genova che dicevano “Uniti Legneremo Tutti i Rossoblu A Sangue”; ma è più probabile che il nome sia stato scelto per l’idea di oltranzismo e ribellione che emanava (“Ultras” o “Ultrà” venivano definiti un tempo gli estremisti politici; e vista l’epoca è questa la tesi più probabile…). Sono queste le prime, vere organizzazioni giovanili di tifosi, e forse è ancora presto per parlare di “Movimento Ultras”; ma a partire dagli anni ’70 la situazione comincia radicalmente a cambiare: nel 1971 a Verona nascono le “Brigate Gialloblù”, primo esempio di tifoseria organizzata in una città di provincia, forse il gruppo che più di ogni altro (insieme ai romanisti) influenzerà il modo di tifare… A Roma cominciano a vedersi i primi gruppetti, sia sul versante giallorosso (Centurioni, Boys,Fedayn) che su quello laziale (Commandos Monteverde, Ultras ’74). Fra il 1973 ed il 1977 il fenomeno vede una vera e propria esplosione: gruppi di giovani tifosi nascono in quasi tutte le tifoserie più grandi del Nord Italia (Mentre al Sud, escluse le grandi città, il fenomeno fatica a prendere piede). Bergamo, Bologna, Torino, Genova, Firenze… Ma anche realtà minori come Vicenza, Alessandria, Modena, Reggio Emilia, Trieste, Padova (“Ultras” e “Magico Padova”, ma questa è un’altra storia…), Cesena, Catanzaro, Napoli, Bari… I giovani gruppi di tifosi nella maggior parte dei casi nascono da scissioni con i club organizzati, a cui rimproverano un eccessivo “pacifismo” in un periodo storico molto carico di tensioni sociali. I “nuovi” gruppi di tifosi cominciano a posizionarsi nei settori più popolari degli stadi (Molto spesso è il rettilineo o la Gradinata… Molti stadi non avevano ancora le curve!), e ad organizzarsi con stile e gerarchia militare. Nelle gradinate cominciano a vedersi Giacche militari e tute mimetiche, baschi, sciarponi in lana con i colori della squadra del cuore, eskimi… e sempre più spesso anche caschi da motociclista, bastoni, catene, pistole lanciarazzi. La politica, parte integrante di tutta la cultura giovanile di quegli anni, entra brutalmente anche negli stadi. Potremmo dire che il movimento ultras è nato con la politica, ma forse quest’affermazione non è del tutto esatta: si tratta in realtà di una nuova forma di aggregazione che parte da fuori lo stadio; dalla piazza o dalla sede di partito, ma anche dai quartieri più degradati e dalle periferie dove in quegli anni si respira un forte senso di rivincita e di riscatto sociale. I nuovi giovani tifosi cercano nella fede per la squadra una forma di lotta, portando in pratica all’interno delle gradinate quella che era la vita di tutti i giorni. Cominciano ad intravedersi i primi rudimentali striscioni, molto spesso in stoffa con le lettere squadrate e cucite, e come simboli, teschi, spade, aquile, stelle a cinque punte… Insomma, la rappresentazione di quello che era l’immaginario collettivo dei tempi in corso. Fanno la comparsa anche i primi fumogeni (che in quel periodo venivano rubati dai magazzini delle stazioni ferroviarie o direttamente nei treni, prima che “qualcuno” decidesse di metterle sotto chiave…); ma soprattutto i primi scontri fra tifoserie, come quelli che nel 1976 vedono contrapposti bergamaschi e granata al termine di Atalanta-Torino; o nello stesso anno veronesi e bolognesi. Chiaramente la presenza di polizia negli stadi è ancora un’utopia, e dunque entra un po’ di tutto negli stadi. Gli scontri non dipendono più solamente dall’andamento della partita (come accadeva in passato); ma da vere e proprie rivalità fra bande di tifosi, molto spesso in base all’orientamento politico…

Chi ha vissuto gli anni ’70 sicuramente non ha dimenticato lo stato di tensionePadova-Maceratese 1980/81 - 2 che attanagliava ogni singola giornata. La politica era un vero e proprio collante, un ideale che portava allo scontro ed al compimento di vere e proprie stragi ed attentati (mentre oggi, per la maggior parte dei casi, definirsi di destra o di sinistra è più che altro una moda…); per le strade, nelle università, sul lavoro i contrasti di natura politica finivano spesso molto male… In questo contesto nacquero gli ultras, e non è da escludere che a qualche Ministro ed a qualche Questore la cosa non abbia fatto piacere: certo, era molto più facile incanalare il disagio sociale dentro la curva di uno stadio e lasciare che trovasse sfogo nel contesto calcistico, piuttosto che lasciarlo libero per le strade con conseguenze facilmente immaginabili… come è chiaro che i primi gruppi ultras avessero una forte connotazione politica (per la maggior parte a sinistra, poiché questa era la “colorazione” della maggior parte dei giovani italiani in quel periodo), ma che tendevano a separare da ciò che era la fede calcistica. Col tempo l’ideologia politica comincerà piano piano a sparire dalle curve, anche se nei vari striscioni teschi, spade e stelle a cinque punte rimarranno ancora per molti anni, svuotati dal loro significato “politico” e visti più come il logo del gruppo. Nella seconda metà degli anni settanta si contano già diversi gruppi ultras nelle maggiori città del Centro-Nord; ed all’interno di molte tifoserie i vari gruppi arrivano ad unirsi dietro un'unica insegna, unire le forze per il bene della tifoseria stessa: con questo sistema i tifosi del Toro danno alla luce gli “Ultras Granata”, che negli anni ’70 sono una tifoseria molto temuta, invidiata ed imitata da tutti… Qualche anno più tardi anche i romanisti provano a seguire l’esempio: In quegli anni l’Olimpico era un brulicare di gruppetti e compagnie di quartiere, tutti molto validi, ma poco organizzati e poco numerosi. Nel 1977 tutti questi gruppetti decisero di unire le forze, per dar vita al più grande, il più fedele, il più combattivo gruppo ultrà (Dalle parole di un ultras romanista dell’epoca)”. Nacque così il Commando Ultrà Curva Sud, che negli anni a seguire rappresenterà un vero e proprio punto di riferimento per l’interno movimento ultras italiano, prontissimo a copiarne i cori e le gesta. Di lì a poco anche i cugini laziali ne copiarono l’idea (“Eagles Suporters”, 1979). Sul finire degli anni ’70 il movimento ultras prende sempre più piede, e gli scontri fra tifoserie aumentano: non esistono ancora negli stadi i famigerati “settori ospiti”, figuriamoci le scorte per le trasferte. Uno degli “sport” preferiti dell’epoca è quello di invadere la curva degli avversari, occupandone il territorio e strappandone gli striscioni; riadattamento di una tradizione molto in voga in Gran Bretagna in quel periodo fra i gruppi di hooligan, il “Take the end”, che consisteva nel mischiarsi ai tifosi avversari per poi colpirli a tradimento e conquistarne la curva. Sempre in quel periodo, tuttavia, cominciano a nascere le prime alleanze fra opposte tifoserie, quelle che di li a qualche anno prenderanno il nome di “gemellaggi”: altro non sono che l’unione di due o più tifoserie verso una squadra nemica in comune. Ad esempio, l’odio comune per la Juve porterà viola e granata a stringere uno storico rapporto d’amicizia. Dal canto loro i bianconeri si uniranno ai bergamaschi, che nel 1976 si erano duramente scontrati con i granata. È curioso notare come molti dei rapporti di amicizia nati in quegli anni nel tempo si deterioreranno, trasformandosi in feroci rivalità. Esempi più clamorosi? Juve-Roma-Atalanta, Toro-Lazio, Verona-Roma, Milan-Genoa. Le tifoserie italiane sono una via di mezzo fra le “torcidas” sudamericane (per via del tifo ruspante e caloroso) ed i “mob” inglesi (per via della violenza e degli scontri che si fanno via via sempre più feroci); e proprio questa morbosa ammirazione per gli hooligans porterà in quel periodo alcuni esponenti delle Brigate Gialloblù di Verona ad una serie di viaggi oltremanica, per seguire da vicino le gesta degli “Head Hunters” del Chelsea. Un fattore questo che nel corso del decennio successivo condizionerà non poco la storia degli ultras gialloblù…

Padova-Maceratese 1980/81 - 1

Gli anni ’70 si chiudono con una tragedia: il 28 ottobre 1979, pochi minuti prima del derby fra Roma e Lazio, un razzo sparato dalla curva giallorosa colpisce in pieno volto Vincenzo Paparelli, tifoso laziale appostato in Curva Nord, uccidendolo. L’intera giornata sarà funestata da gravi incidenti: nella stessa domenica scontri fra opposte tifoserie anche prima, durante e dopo Ascoli-Bologna e Brescia-Como. Il mondo del calcio si sveglia sotto chock, chiedendosi il perché di tante cose… Forse il fenomeno era stato sottovalutato, forse gruppi estremistici finanziavano i tifosi più giovani, forse a qualcuno faceva comodo che le cose andassero così, forse… Alla fine, dopo tante parole, il governo se ne esce con la proposta di vietare striscioni riportanti nomi, slogan e simboli che possano in qualche maniera inneggiare alla violenza. Ne farà le spese il C.U.C.S Roma, costretto per qualche anno a cambiare nome in “I Ragazzi della Sud”, ne faranno le spese pochi altri gruppi in Italia. Alla fine non cambierà proprio nulla, se non che l’Italia per la prima volta si interroga sul problema della violenza negli stadi, e per la prima volta il nome degli ultras balza agli “onori” delle cronache; tanto da ispirarne un libro, il primo libro sul tifo organizzato che uscirà di li a pochi mesi: “Ragazzi di Stadio” di Daniele Segre… Per la cornaca: dopo molti anni l’intero mondo del calcio si dimenticherà di Vincenzo Paparelli, della sua famiglia, e di tutte le promesse fatte sul momento; gli unici che manterranno la promessa fatta di onorarne la memoria e di un fattivo appoggio alla famiglia saranno… proprio un gruppo ultras, un gruppo di appartenenti a quella categoria che lo aveva ucciso: gli Irriducibili Lazio (questa comunque è un’altra storia…)!

(1-continua)

 

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categorie: ultras
giovedì, 18 ottobre 2007

I LAMENTOSI

La recente vicenda dello spostamento degli Ultras in Gradinata Sud-Est ha riportato alla luce un lato del carattere del padovano-medio: la tendenza al lamento! Questa città e di conseguenza questa curva sono piene di cosidetti "lamentosi", ovvero gente a cui non va mai bene niente o che comunque ha sempre un buon motivo per borbottare salvo poi rimanersene con le mani in mano o lasciare che facciano altri. La famosa "pappa pronta". E purtroppo questa tendenza viene fuori ogni volta che c'è qualcosa che non va, o di antipopolare. In tutti questi anni ho letto centinaia di missive nei vari siti internet di persone che per un motivo o per l'altro (politica, gestione della tifoseria, atteggiamenti, ecc) si trovavano e si trovano tutt'ora in disaccorso con la curva. Per anni io stesso, e tutt'ora mi capita, mi sono trovato spesso in disaccordo: niente di strano, è normale che una persona abbia le proprie idee! Mi hanno sempre insegnato: "Dille in faccia le cose, non dietro le spalle!", e così ho fatto. E qui l'amara sorpresa, constatata anche di recente: le persone in disaccordo che dicono le loro motivazioni sono poche, troppo poche. Due o tre al massimo. E gli altri? Tutte le centinaia di persone che scrivono su internet e che (sempre su internet) si sentono "sconfitti nel proprio spirito ultras"? Di quale "spirito ultras" si fanno portatori? Ho ritenuto l'attuale modo di protestare per il passaggio in gradinata fuori luogo ed anti-popolare, ma mi sono anche chiesto: "Tutte le persone che non sono d'accordo dove sono? E tutti quelli che sono contro il settore di Curva Sud dove sono?". La risposta? In curva a vedersi cmq la partita ed a borbottare! Ho avuto modo di apprezzare l'atteggiamento di qualche ragazzo giovane ed in età scolastica, che non potendo permettersi il biglietto di Tribuna se ne è rimasto fuori, loro si molto più coerenti di tanti adulti internauti!

Ed allora lasciate che vi dica una grande verità: i ragazzi dello zoccolo duro sicuramente hanno sbagliato a portare avanti la protesta in quel modo, ma loro almeno hanno fatto qualcosa; tutti gli altri sono fin troppo bravi a non sbagliare senza muovere un dito anzi accettando passivamente tutto. Alle prossime occasioni, chi ci tiene per cortesia si faccia vedere, porti avanti le sue idee, rispettando e portando rispetto a chi ha davanti, ma la pianti con quest'atteggiamento da struzzo che danneggia tutti e sopratutto chi la pensa come lui. Oppure faccia la scelta di non esporsi, di accettare le cose come sono e di non lamentarsi mai più di nulla. Sarebbe molto più coerente come atteggiamento.

Buona giornata, Padova.

postato da: PadovaSud alle ore 12:39 | link | commenti (1)
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