Esattamente un anno fa moriva Julien, ultras del Paris St.Germain, ucciso da un colpo di pistola di un'agente al termine di PSG-Hapoel Tel Aviv. Semplicemente un altro caso di "assassinio in divisa", di psicopolizia che con una divisa addosso crede di avere tutti i diritti del mondo, compreso quello di uccidere. Questo video è dedicato a tutte LE MERDE che parlano per frasi fatte, tipo "La polizia non commette abusi, fa solo il proprio dovere". Con un augurio: che capiti presto a qualche vostro familiare. Così, giusto per ridere un pò.
quest'intervista anonima è stata fatta da una radio romana....
Da quanto tempo non è più in servizio?"
CIRCA UN ANNO.
"Ci racconti il motivo del suo intervento"
"HO 43 ANNI,HO PRESTATO SERVIZIO PER CIRCA 11 ANNI ,AL TERMINE DEI QUALI HO DECISO DI CONGEDARMI IN MANIERA SPONTANEA,MA INDOTTO DA FATTI PERSONALI CAUSATI DA MIEI SUPERIORI,RELATIVAMENTE ALLA NON CONFORMITA' DEL MIO ADEGUARMI A DIRETTIVE CHE RITENEVO ECCESSIVE"
"Ci racconti cosa le è successo..."
"NON VOGLIO ANDARE OLTRE QUESTA TESTIMONIANZA,PERCHè DI COSE DA DIRE NE HO ANCORA MOLTE.MA A DISTANZA DI UN ANNO DAL MIO CONGEDO...TEMO ANCORA DI ESSERE VITTIMA DI RITORSIONI.SEMBRA ASSURDO,MA VI GARANTISCO CHE è COSI.HO UN MOGLIE E 2 FIGLI,CERCATE DI CAPIRMI..."
"Si rende conto che nonostante la voce camuffata (su richiesta ESPLICITA dell'ex poliziotto) potrebbero esserci enti istituzionali ad ascoltare la sua voce?"
"SI, ED HO PAURA.MA DOPO QUELLO CHE è SUCCESSO A QUEL POVERO RAGAZZO SULL'AUTOSTRADA(GABRIELE,NDR)NON POSSO NASCONDERMI IN ETERNO.FORSE ALTRI SEGUIRANNO IL MIO ESEMPIO.."
"Ok,ci racconti..."
"IO PRESTAVO SERVIZIO A TORINO,FACEVO SPESSO LE SCORTE AI TIFOSI.IN OCCASIONE DELLA FINALE DI CHAMPIONS CHE LA JUVENTUS VINSE ALL'OLIMPICO FUI POSTO IN SERVIZIO AL TRENO.
DURANTE IL BRIEFING DEL PERSONALE PRE-PARTENZA IL COMANDANTE DEL REPARTO CI ORDINO',UNA VOLTA SALITI,DI STIPARE I TIFOSI IN VAGONI CONTIGUI E NON FARLI USCIRE DI LI.UNA VOLTA PARTITI,MASSACRARLI DI BOTTE.PRESTANDO ATTENZIONE A CHI AVESSE TELECAMERE O FOTOCAMERE.REQUISIRLE E FARLE SPARIRE."
"Massacrare di botte tifosi senza motivo?"
"SI.QUESTO,CI FU DETTO,PER "AMMORBIDIRLI" PREVENTIVAMENTE".HO VISTO COLLEGHI COLPIRE RAGAZZI DI 18-20 ANNI ALLO STERNO CON I TACCHI DEGLI ANFIBI,ALTRI SCARDINARE I PORTACENERE DELLE FERROVIE DELLO STATO E CON GLI STESSI COLPIRE A PUGNI IN VOLTO I RAGAZZI. MANGANELLATE SENZA MOTIVO SU RAGAZZE,PADRI DI FAMIGLIA.SCENE AGGHIACCIANTI.RIMASI PARALIZZATO.E COINVOLTO ANCH'IO NEL TEMA DI REPRESSIONE DAI MIEI STESSI COLLEGHI,PERCHè NON PICCHIAVO NESSUNO..."
"Continui..."
"DURANTE IL VIAGGIO DI RITORNO,ALLA STAZIONE OSTIENSE,MI PARE...I TIFOSI,STANCHI DELLE BOTTE E DEI TRATTAMENTI RICEVUTI,SCESERO DAL TRENO E INIZIARONO A TIRARCI DENTRO DI TUTTO.IO RIMASI INCASTRATO IN UN'AREA DI COLLEGAMENTO TRA DUE VAGONI...INSIEME A DEI RAGAZZI DI CASELLE CON LA SCIARPA BIANCONERA.MI PRESERO SOTTOBRACCIO E CERCANDO DI RIPARARSI MI TRASCINARONO CON LORO,DICENDOMI"STIA TRANQUILLO ,VOGLIAMO AIUTARLA".E FU COSI'.FUI COLPITO DA UNA GROSS PIETRA ALLA GAMBA,UNO DEI RAGAZZI RIUSCI' AD APRIRE UNO SCOMPARTIMENTO E MI ADAGIO' SUL SEDILE,ANDANDO A CERCARE DELL'ACQUA.LO VIDI SOMMERSO DI COLPI DA PARTE DI DUE COLLEGHI NON APPENA VARCO' LA SOGLIA DELLO SCOMPARTIMENTO.E' UNA SCENA CHE NON DIMENTICHERO' MAI..."
"Ci scusi,perchè ha atteso tutto questo tempo?"
"GLIE L'HO GIA' DETTO.SONO UN PADRE DI FAMIGLIA,DUE FIGLI...ORA FACCIO IL PANETTIERE PER CAMPARE.MA HO ANCORA PAURA.COME NE AVEVO CON LA DIVISA ADDOSSO.MA NON DEI TIFOSI.AVEVO PAURA DEI COLLEGHI CHE SAPEVANO DI ME,UNO CHE NON ANDAVA A MASSACRARE LA GENTE SENZA MOTIVO.E NE HO ANCORA..."


TRATTO DA www.beppegrillo.it:
Il Coni, la Rai e le caserme della Polizia sono state prese d’assalto domenica scorsa dopo la morte di Gabriele Sandri. Episodi simili succedono solo nei colpi di Stato, non per il calcio. Si è discusso del calcio malato, della troppa libertà concessa agli ultras, dei bei tempi in cui si andava allo stadio con il figlio piccolo per dargli l’imprinting della propria squadra. Delle vere cause della rivolta non si è parlato. Se è sufficiente l’assassinio di un ragazzo per attaccare i simboli dello Stato, cosa succederà in futuro di fronte a fatti più gravi? Gabriele è stato un pretesto per sollevare (di poco) il coperchio della pentola a pressione Italia. Se la politica non abbassa il fuoco in futuro la pentola potrebbe esplodere.
Molti lo pensano, come Cristian.
“Scrivo per l’uccisione di Gabriele. Questo Paese non ha futuro, si va a vedere una partita e si viene ammazzati, poteva essere al parco con la famiglia e la rissa era perché gli avevano rubato lo stereo alla macchina, ma come si e’ permesso di sparare dall’ altra parte della carreggiata, (rischiando di prendere un conducente di un pullman e fare una strage), ad una macchina che andava via dopo aver fatto a pugni in un parcheggio?
Vi domandate perchè di tanta violenza? La risposta è nei vostri telegiornali tutti i giorni, questo Paese è con le spalle al muro, la gente non ce la fa più ad arrivare a fine mese a pagare il mutuo, il mangiare, gli abusi delle società elettriche, telefoniche, benzina ecc… tutte cose che non si può fare a meno… e quando succede che ti pignorano la casa chi viene a levartela: le forze dell’ ordine… se non si pagano le multe chi viene a pignorarti la macchina o i mobili comprati con i risparmi di un duro lavoro: le forze dell’ ordine… Chi viene a rompere le palle ai commercianti che lavorano: NAS, finanza, ispettorato di lavoro, vigili urbani che stressano per leggi strane, che se non le rispetti parlano di multe con il penale, i servizi sono sempre minori e più costosi.
la gente e’ impaurita stressata e arriva a fine mese a fatica, mi dite voi cosa dovrebbe pensare delle istituzioni. Premetto che io non sono un tifoso, non sono mai andato a vedere una partita, non me ne frega niente del calcio… ma se trovassi il modo per far cambiare questo Paese mi muoverei anch’io... vi siete mai domandati cosa vi succederebbe se vi mancasse il latte, i soldi per pagare la luce, le medicine? Cosa arrivereste a fare? Fate una prova di un mese e vedrete… arrivereste a uccidere se ce ne fosse bisogno, figuratevi cosa gliene frega a quella gente se gli date un’accusa di terrorismo, quelli sono alla frutta.
Ecco cosa succede ai tifosi, arrivano al fine settimana stressati dal sistema e riversano sulle forze dell’ ordine che rispecchiano le istituzioni malate, le loro rabbie… e volete per questo dargli atti di terrorismo… ma per favore… andate a casa degli italiani e una buona metà vi dirà le stesse cose che vi dico io… in questi ultimi tempi abbiamo avuto modo di vedere in più occasioni cosa sta succedendo in Italia, basti pensare a Beppe Grillo e il riscontro avuto.
Ma se al posto suo ci fosse un Osama Bin Laden vi siete chiesti cosa succederebbe? Ve lo dico io: una rivoluzione nel vero senso della parola, da una parte le forze dell’ ordine (obbligate a far rispettare questa legge), dall’altra i “terroristi” come li chiamano loro…( sono semplicemente italiani, stanchi, impoveriti dal sistema), ma se questi terroristi prendessero il potere un giorno, come e’ successo nell’ ultima guerra mondiale chi scriverebbe la storia... e cosa direbbe dell'altro, ve lo siete chiesto?” Cristian T. cittadino italiano

"Mi è partito un colpo dalla pistola mentre annotavo il numero di targa della macchina!" (tale Spaccarotella, il killer di Gabriele Sandri).
Nel mare di cazzate che vengono dette in questi giorni, l'unico augurio è che un giorno ti si possa rendere giustizia. Non mi auguro che la tua morte sia servita a qualcosa, perchè a qualcosa è già servita: molte più persone hanno aperto gli occhi e si sono rese conto di vivere in uno stato di merda, e gli ultras d'Italia finalmente si sono uniti.
Non mi sembra il caso di aggiungere altro, visto che di cazzate se ne sentono ogni giorno; se non la mia totale solidarietà ai ragazzi finiti in carcere a Bergamo, a Roma ed a Milano. Le vostre lotte, le lotte di tutti noi!
Alla signora Raciti invece, auguro di spendere tutti i soldi che sta prendendo per le sue partecipazioni televisive in medicinali.
A presto!
Gabriele Sandri, 28 anni, tifoso laziale e noto dj romano è stato ucciso questa mattina mentre con alcuni amici si recava in trasferta a Milano. Il ragazzo sarebbe stato colpito dal colpo di pistola DI UN AGENTE DELLA POLSTRADA intervenuto per sedare una rissa verificatasi fra tifosi laziali e juventini nei pressi di Arezzo. "Padova siamo noi" intende portare la propria solidarietà alla famiglia di Gabriele ed a tutte le famiglie di quei tifosi vittima di abusi delle forze dell'ordine per i quali nulla è mai stato fatto. Voglio inoltre sottolineare come la morte di un tifoso sia considerata assolutamente di secondo piano rispetto a quella di un poliziotto, e per capirlo basta sentire qualsiasi trasmissione televisiva questa sera in cui si alternano rappresentanti del pessimo giornalismo italiano, delle forze dell'ordine e delle istituzioni a cercare di giustificare in qualche modo un fatto ed una morte assurda; ed a proporre nuovi rimedi (quali, che ormai le hanno provate tutte?) per arginare il fenomeno della violenza calcistica, non rendendosi conto che i primi responsabili delle situazioni verificatesi oggi a Bergamo ed a Roma SONO LORO, che per anni non hanno fatto altro che esasperare la gente con i loro comportamenti! "Padova siamo noi" si ferma per qualche giorno, per riflettere. Buon calcio.

(tratto da A.S.ROMAULTRAS.IT)
Aldo Fontanarosa per “la Repubblica”
Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all'esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E' un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all'orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.
Articolo 6 del disegno di legge. C'è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia "attività editoriale". L'Autorità non pretende soldi per l'iscrizione, ma l'operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.
Scritte così, le nuove regole sembrano investire l'intero pianeta Internet,
anche i siti più piccoli e soprattutto i blog. E' così, dunque? Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: "Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile" (non sarà questo, ma allora il disegno di legge è mal scritto: basta leggerlo per capire che quel che scrive Aldo Fontanarosa è vero).
Un esempio concreto, però: il blog di Beppe Grillo verrà toccato dalle nuove norme? Anche Grillo dovrà finire nel registro ROC? "Non spetta al governo stabilirlo - continua Levi - Sarà l'Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà stata discussa e approvata dalle Camere".
Insomma: se una stretta ci sarà, questa si materializzerà solo tra molti mesi, dopo il passaggio parlamentare e dopo il varo del regolamento
dell'Autorità. Ma nell'attesa vale la pena di preoccuparsi. Perché l'iscrizione al ROC - almeno nella formulazione attuale - non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito.
Spiega Sabrina Peron, avvocato e autrice del libro "La diffamazione tramite mass-media" (Cedam Editore): "La vecchia legge sulle provvidenze all'editoria, quella del 2001, non estendeva ai siti Internet l'articolo 13 della Legge sulla Stampa. Detto in parole elementari, la diffamazione realizzata attraverso il sito era considerata semplice. Dunque le norme penali la punivano in modo più lieve. Questo nuovo disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata. Diventa a pieno una forma di diffamazione, diciamo così, a mezzo stampa".
Anche Internet, quindi, entrerebbe a pieno titolo nell'orbita delle norme penali sulla stampa. Ne può conseguire che ogni sito, se tenuto
all'iscrizione al ROC, debba anche dotarsi di una società editrice e di un giornalista nel ruolo di direttore responsabile. Ed entrambi, editore e
direttore del sito, risponderebbero del reato di omesso controllo su
contenuti diffamatori. Questo, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice
penale.
Dagospia 19 Ottobre 2007
Dunque ci siamo.
La Casta che siede nel Parlamento, si è resa conto che non è possibile che un Grillo qualsiasi, bandito da tutti i servizi audiovisivi di Regime e soltanto tramite un sito web, possa mettere in crisi la Casta stessa.
Tutto deve essere controllato: la TV è sotto controllo, dell'uno o l'altro schieramento, i giornali pure, la radio anche.
Manca il web.
Possibile che sia così libero?
Possibile che un imbecille qualsiasi si alzi, faccia un blog o un sito, questo sito acquisti popolarità tra i visitatori e osi addirittura mettere in crisi la Casta?
Certo che non è possibile e così, nel silenzio strisciante, nei primi giorni del vacanziero agosto, esce fuori questo disegno di legge che definire autoritario è un mero eufemismo.
La Corte di Cassazione, con una recentissima sentenza (n. 25138/2007), aveva definito i giornali, con un certo ottimismo, "il cane da guardia della democrazia".
Sentenza ottimista perché i giornali rispondono a loro volta al potere economico-politico e quindi, anche a voler ammettere che siano il cane da guardia della democrazia, sono comunque al guinzaglio del potere politico-economico che li sostiene o, addirittura, li fonda: altrimenti che cosa interesserebbe a un Ricucci qualsiasi di tentare la scalata al Corsera piuttosto che a qualsiasi altra società?
Comunque sia la curiosa definizione mi aveva dato lo spunto, qualche tempo fa, di dire che se ciò poteva esser vero, allora la rete web dovrebbe essere definita il leone da guardia della democrazia, perché a sua volta controlla la democraticità dei giornali, consentendo a ciascun cittadino di dire la propria su qualsiasi argomento, dal più effimero al più impegnato, senza dover per forza passare sotto le forche caudine della speranza di pubblicazione in un qualsiasi quotidiano italiano.
Quindi, mentre il cane da guardia sta a cuccia e al guinzaglio, il leone è libero nella savana.
Per la Casta - animalista solo con gli animali addomesticati - è troppo.
Tempo fa, incidentalmente, ricordammo la Birmania, nazione in cui - durante la rivolta dei monaci, non vennero di certo chiusi i giornali ("cani da guardia" di quel regime), ma venne chiuso internet, in modo che le notizie non si propagassero all'esterno.
Il disegno di legge in questione, quindi, potrebbe trovar posto, indifferentemente, in Birmania o nel Cile di vent'anni fa.
Uno Stato per essere totalitario non deve avere necessariamente un feroce dittatore. Può anche avere una Casta che - con il sorriso sulle labbra - spegne le libertà senza farlo sapere, in modo che parlino solo canali ufficiali o, comunque, controllati.
Questa è la deriva autoritaria che, sottilmente, si sta introducendo in questo Paese, nell'apparente libertà che ci circonda: liberi di fare qualsiasi cosa, ma non di esprimere le proprie opinioni.
Si è iniziato dagli stadi, si sta finendo nel web.
Per gli stadi hanno fatto la legge antiviolenza e hanno dato tutto il potere all'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive.
Per l'editoria, fanno la legge "webkiller" e daranno tutto il potere all'Autorità per le Comunicazioni.
Ricardo Franco Levi è il padre della illiberale ed autoritaria riforma, visto che è lui che ha presentato il disegno di legge in data 12 ottobre 2007.
levi_r@camera.it
E' ovvio che anche siti come quello del sottoscritto, creando (contro)informazione dovrebbero essere chiusi, visto che non sono giornalista. Ma soprattutto, ferma restando la mia esclusiva responsabilità per ciò che scrivo o pubblico, non ho alcuna intenzione di "mandare il fax" per esercitare un sacrosanto diritto sancito dalla Costituzione. Piuttosto metto il sito su un server di uno Stato più democratico. Su uno birmano, ad esempio!
Il potere nelle dittature "democratiche" adotta il camuffamento dell'obiettivo turpe con una "glassa" di buone intenzioni a favore del cittadino. Infatti l'obiettivo turpe del Disegno di Legge governativo 3 agosto 2007 (Levi-Prodi) si presenta come "tutela e promozione del principio del pluralismo, dell'informazione affermato dell'art. 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto di essere informato" (art. 1), ma nella sostanza vorrebbe imporre a tutti i siti web grandi e microscopici la registrazione al tribunale, nel Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) con tanto di giornalista (da pagare ovviamente) che faccia il diretto responsabile e ottemperi alle liberticide leggi sulla stampa." (art. 6 c.1).
Anche la Legge 91/99 sull'espianto-trapianto, fu presentata con la "glassa" che i cittadini dichiarassero" la propria libera volontà in ordine alla donazione di organi, tessuti ...e come promozione dell'informazione", ma nella sostanza hanno promosso solo l'organizzazione e i finanziamenti della rete trapiantistica. Stiamo ancora aspettando il decreto attuativo con le direttive che tutelino l'opposizione.
Se Il DDL Levi-Prodi diventerà legge metterà il bavaglio ai siti e ai blog che fanno libera informazione e di sicuro al nostro che già più volte ha subito il sequestro preventivo di alcuni comunicati stampa. Questo disegno di legge dimostra che internet è l'unico mezzo di comunicazione libero da censure, accessibile a chiunque, e per questo fa tremare il potere. Per salvaguardare la nostra libertà, vi invitiamo a mandare una mail chiedendo al Consiglio dei Ministri di ritirare il DDL che impone l'iscrizione al ROC a: redazione.web@governo.it.
Ricordatevi che i politici contano sull'inerzia e la pigrizia dei cittadini.
Noi invece contiamo su di voi.
La Segreteria
Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente
Chi approva questa battaglia, personalizzi il proprio sito o blog col logo qui sopra riportato!
Delitto Raciti, revocato ordine d'arresto
"Dubbi dalla perizia del Ris"
CATANIA - Il gip per i minori di Catania, Alessandra Chierego, ha revocato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di omicidio al 17enne indagato per l'uccisione dell'ispettore capo di polizia, Filippo Raciti, morto durante i disordini del derby Catania-Palermo del 2 febbraio.
Il giovane, però, resta in carcere per il reato di rissa per il quale era stata richiesta la revoca del provvedimento, ma non era stata concessa. Il gip scrive che i "dubbi" avanzati dalla recente perizia del Ris fanno venire meno "la gravità degli indizi per giustificare la detenzione cautelare in carcere". Mentre viene nuovamente esclusa, l'ipotesi del "fuoco amico", tanto da rigettare l'ennesima richiesta di perizia medico legale.
Nei giorni corsi i Ris di Parma avevano trovato tracce di vernice blu (il colore del Defender, la jeep della Polizia su cui Raciti era in servizio la sera del derby) sugli scarponi di Raciti. Una rivelazione che smentirebbe la tesi della Procura secondo la quale ad uccidere il poliziotto sarebbe stato un colpo di un pezzo di un lavello impugnato dal minorenne in carcere: "Non c'è nessun elemento che la confermi" dice il Ris. Per esserne certi i militari "hanno persino colpito per 14 volte un manichino con un oggetto identico, ottenendo lo stesso risultato: se fosse stato un uomo, sarebbe rimasto vivo".
Ormai è fin troppo chiaro che la polizia italiana per la vicenda di Raciti necessita di un capro espiatorio, ed il capro espiatorio è il ragazzo ancora in carcere. Il castello accusatorio sta crollando giorno dopo giorno, e rischia di diventare un'autentica frana che finirà col travolgere e schiacciare (assieme anche al caso di Federico Aldrovandi) il sistema poliziesco. Peccato, sempre più gente finirà col perdere fiducia nelle istituzioni, ma del resto ognuno raccoglie ciò che semina, e quanto sta accadendo in questi giorni (il caso di Raciti e quello di Federico Aldrovandi) è esattamente ciò che è stato seminato per anni da molti uomini delle forze dell'ordine. Chi è causa del suo mal....
TUTTO CIO' CHE LEGGERETE COL SEGUITO NON CENTRA UN CAZZO COL CALCIO... CENTRA INVECE CON GLI ARGOMENTI TRATTATI IN QUESTO BLOG!
Federico Aldrovandi era un ragazzo di Ferrara, morto in circostanze misteriose ad appena 18 anni la sera del 25 settembre 2005. Quella serata l'aveva trascorsa con amici a Bologna, pare ci avesse dato con qualcosina, fatto sta che al ritorno nella città natale viene fermato dalla pula, e qui comincia il mistero...
Il ragazzo muore, inizialmente sembra per overdose (vengono trovate tracce di ketamina ed eroina da una prima autopsia), ma si parla di un trattamento particolare ricevuto dagli agenti... Tanto che la questura (minuscolo ovviamente!) si muove subito per smentire che "Il decesso sia avvenuto per le percosse subite dagli agenti" (che per come la vedo io è già una mezza ammissione di colpa)... Una seconda perizia sul cadavere, stabilirà che il giovane in realtà è morto per schiacciamento della cassa toracica (IN POCHE PAROLE, AVREBBE AVUTO UN AGENTE SOPRA DI LUI CHE LO HA TENUTO SCHIACCIATO A TERRA PER UN TEMPO INTORNO AI 15 MINUTI!!!), e che le sostanze assunte (sulle quali non c'è nulla di sicuro cmq) non sono state la causa di morte...
La madre ha aperto un blog su internet (http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/) diventato subito uno dei più importanti d'Italia, in cui cerca la verità sulla morte del figlio... Lo scalpore suscitato dalla vicenda ha fatto si che ne parlassero anche "coloro che son pagati per tacere la verità", ovvero i giornalisti, che inizialmente avevano liquidato con due righe la notizia (ah, gli interessi delle lobby quando si incrociano!).
Ora, io non voglio dare giudizi su una persona che non conoscevo, ne mi interessa difendere chi si fa o metterla su un piano politico... Apro questo post proprio perchè ognuno di voi (anche chi legge occasionalmente e magari è convinto che i tutori del disordine siano degli uomini capaci ed incorruttibili, e che chi finisce nelle loro grinfie abbia per forza combinato qualcosa di grave...) apra gli occhi su chi sono gli uomini in blu, e perchè ognuno sia diffidente nei loro confronti... Perchè sono stanco di sentir parlare di "fiducia nelle istituzioni" e di "collaborazione fra i cittadini e le forze dell'ordine", direi che il blog parla chiaro (e le foto del giovane massacrato parlano ancor di più!) sull'idea di "legge ed ordine" che hanno questi signori! Dovrebbero far riflettere i veri delinquenti che girano indisturbati e molto spesso godono di protezione proprio da questi signori (del resto, le telefonate fra Pisanu ministro degli interni e Moggi emerse in questi giorni fanno capire quanto pulite siano le istituzioni), dovrebbero far riflettere casi come quello di Provenzano latitante per oltre 40 anni a due chilometri da casa, tante cose dovrebbero far riflettere su quello che è il loro vero atteggiamento; ma siccome ancora c'è gente che non lo capisce, è giusto che certe cose gli siano sbattute in faccia con brutalità... Ed è giusto che capiate come si comportano anche in ambito stadio, questi signori!
(TRATTO DAL FORUM "DELIRIO SCUDATO" (http://delirioscudato.forumfree.net) IL 21 MAGGIO 2006)
DAL CORRIERE DI OGGI:
Per 4 agenti l'accusa è di aver provocato il decesso del giovane
Federico, svolta nell'inchiesta
Ferrara, trovate altre prove nella cassaforte della polizia: sette tamponi con il sangue della vittima e documenti clamorosi
FERRARA - Le sorprese erano chiuse in cassaforte. Ci sono novità sulla storia di Federico Aldrovandi, lo studente diciottenne che il 25 settembre 2005 morì a Ferrara dopo essere stato fermato dalla polizia. Tutto era pronto per l’udienza preliminare che il prossimo 20 giugno deciderà se mandare a processo quattro agenti accusati di omicidio colposo. Ed invece, dalla questura arrivano nuovi reperti, sconosciuti agli atti dell’inchiesta. Dagli «originali » delle telefonate ai tamponi imbevuti del sangue del ragazzo. E con essi affiorano dubbi e sospetti, ai quali dà corpo Alessandro Gamberini, legale della famiglia del giovane: «È la prova di come in questa inchiesta il materiale di indagine sia stato accuratamente selezionato, dato o non dato a seconda della convenienza. Per fortuna qualcosa è cambiato». Aldrovandi muore a Ferrara, in via Ippodromo, dopo aver trascorso la notte in un centro sociale di Bologna. Così ricostruiva i fatti una nota della questura: «Alle 6.25 personale di Polizia interveniva su segnalazione di alcuni cittadini che avevano riferito del comportamento strano di un giovane. Poco dopo, il giovane è stato colto da malore».
■ La vicenda
Caso chiuso. Morto per cause naturali, durante il trasporto in ospedale. Overdose, si dirà poi. Tre mesi dopo Patrizia, la madre di Federico, apre un blog per chiedere nuove indagini. Emergono testimonianze che parlano di un controllo piuttosto energico da parte degli agenti intervenuti. Secondo i consulenti della famiglia ci sarebbe stata una violenta colluttazione tra quattro agenti e Aldrovandi, sottoposto ad una immobilizzazione forzata con schiacciamento della cassa toracica. Il 9 gennaio 2007 c’è la richiesta di rinvio a giudizio per quattro poliziotti. La partita giudiziaria si giocherà su perizie mediche e sulle diverse ricostruzioni degli orari. Anche per questo, è di grande onestà e pulizia la nota datata 2 febbraio 2007 della Squadra mobile di Ferrara che accompagna le nuove rivelazioni. Scrive il dirigente: «In data odierna ho avuto accesso, per la prima volta, al registro degli interventi del 113 relativo al periodo di indagine, fino ad oggi custodito nella cassaforte dell’Unità di polizia giudiziaria». Per una circostanza fortuita, si apre così, «per la prima volta», lo scrigno che contiene gli originali degli atti compiuti quel 25 settembre 2005.
Il catalogo è questo: ci sono tutti i brogliacci delle telefonate effettuate dagli agenti, e gli orari del loro intervento nel luogo dove Federico Aldrovandi cominciava la sua agonia. La Squadra mobile li mette a confronto con i documenti «puliti» che sono stati poi allegati agli atti dell’inchiesta. E scopre che tra la copia «in brutta» e quella in bella, ci sono differenze sostanziali. Sull’orario dell’arrivo della prima pattuglia, i cui agenti sono accusati di aver pestato Aldrovandi: «Doverosamente si deve rilevare come il foglio di intervento originale, annullato con dei segni trasversali a penna, è parzialmente difforme» da quello poi trascritto agli atti. «In particolare, la difformità è relativa all’orario in cui è stato dato l'intervento, e la correzione fatta a penna contrasta con i fogli successivi ». Il nuovo questore di Ferrara, Luigi Savina, uno dei poliziotti più stimati dal Viminale, mette per iscritto di non aver chiesto «per ora» una relazione sull’accaduto ai due ispettori che hanno firmato i rapporti solo perché consapevole che anche la Procura ha un procedimento in corso sui modi con i quali è stata effettuata l’indagine sulla morte di Aldrovandi. Dal carteggio custodito in cassaforte spuntano anche due lettere «manoscritte in originale», che sono riferibili alle attività di sopralluogo compiute la mattina del 25 settembre—Aldrovandi morì poco dopo l’alba—«ma non risultano finora essere state inviate alla autorità giudiziaria».
L'ultima scoperta è forse la più clamorosa. La questura comunica di aver ritrovato anche sette tamponi intrisi di sangue «relativi al giovane Aldrovandi» conservati da ormai due anni nei frigoriferi della Polizia scientifica, e mai messi agli atti. In una vicenda dove autopsie, perizie mediche e sopralluoghi contano molto, è un dettaglio che potrebbe avere la sua importanza.

Visto così sembra un pò difficile che sia morto per "sindrome da delirio eccitato" come raccontato dalla polizia... vi pare?