RECENSIONE TRATTA DA "DELIRIO SCUDATO"
Kassowitz presenta uno squarcio di vita del “ghetto”. Tutti i protagonisti sono “attori” della periferia di Paris e la loro “recitazione” è la vita quotidiana. La cinepresa è costantemente puntata sulle situazioni e sul carattere dei 3 amici. Vinz è il più ribelle e vorrebbe sparare a un poliziotto per vendicare un amico ricoverato in ospedale dopo gli scontri e per liberarsi dall’oppressione del sistema. Houbert, invece, è più intelligente. Infatti non vuole sfondare il muro (il sistema), fracassandosi la testa, ma scavalcandolo. Per quanto riguarda Said, lui è il più buffo e divertente dei 3 e interviene come “pacificatore” negli scontri (verbali) tra Houbert e Vinz. I 3 amici hanno un denominatore comune: pure vivendo in un ambiente violento, non sono cattivi. Ognuno affronta la situazione a modo suo, ma nessuno di loro è veramente violento. Anche se vivono in un mondo di merda, fanno di tutto per non sprofondare e l’amicizia li fa stare a galla. L’odio si sviluppa come la storiella che lo introduce. Una voce fuori campo narra di un tipo che si getta da un palazzo di 50 piani e a ogni piano si ripete: “Fino qua, tutto bene!”, consapevole che il problema non è la caduta, ma l’atterraggio. Houbert racconta questa storia a Vinz, dicendogli che è la storia delle loro vite. La “caduta” è scandita da un orologio che segna la giornata dei 3 amici e che termina con la tragedia. Quando un poliziotto spara a Vinz, si avvera la “profezia” di Houbert: l’odio chiama l’odio. Negli occhi di Said, unico testimone, vediamo l’«atterraggio».
OPINIONE PERSONALE:
Uno dei più bei film mai visti, autentico specchio della realtà delle "banlieuse" parigine (va detto che il film è del 1995, mentre in Italia ciò che succede oltralpe si sa da si e no due anni...) e spettro di ciò che diventerà ben presto la periferia italiana. Senza se e senza ma. Tre ragazzi che non hanno alcuna possibilità di scelta, mostri creati da una società multirazziale voluta in nome di una tolleranza utilizzata per nascondere ben altri scopi ed interessi. E proprio la "società multirazziale" è al centro di un film che ne sentenzia il totale e completo fallimento. Siamo lontani appena trenta chilometri dalla "Grandeur" parigina, ed anni luce da quella Francia calcistica che con una squadra di sangui misti vincerà i mondiali. Qui non arrivano i miliardi del calcio a mettere tutti buoni. C'è da combattere per sopravvivere. Contro una società che ti emargina. Contro una polizia che ti vuole morto. Ed il parallelo è tutto con l'Italia e le vicende di questi giorni: c'è un poliziotto che spara, una rivolta per le strade, gli sguardi cagneschi fra gli agenti ed i ragazzi. E c'è chi da lontano giudica. Ed una società che si fa bella agli occhi del mondo cercando di nascondere il marcio che le sta alla base, mettendo un tappo ad una pentola a pressione rappresentata da un'ampia fascia di popolazione che non ne può più. E quando si mette un tappo ad una pentola a pressione, questa esplode. Con conseguenze facilmente immaginabili.