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martedì, 08 maggio 2007

CHELSEA HEADHUNTERS di Colin Ward e Chris "Chubby" Henderson

chelseaheadhunters

Chris "Chubby" Henderson formò i Chelsea Headhunters che si guadagnarono la fama di essere il più pericoloso gruppo di hooligans in Inghilterra. Dopo l'incarcerazione di Stephen "Hickey" Hickmott, Henderson si mise ad organizzare le trasferte con pullmann di lusso per una ristretta gang di tifosi del Chelsea, affamati di football, azione, confusione, confronto, violenza e birra. Alla fine furono arrestati. Il loro processo fu costruito per far raggiungere la gloria eterna alla campagna della Thatcher per estirpare l'hooliganismo, ma il suo drammatico collasso suonò a morte per tutte le operazioni di polizia sotto copertura e gli indiscriminati arresti di massa che erano stati ordinati dalle autorità per spazzare via Henderson e gli altri. Questo è il racconto sincero di cosa significasse essere un Chelsea Headhunter. Tutti i vari pubs usati come ritrovo. Le infinite sessioni di bevute pre-partita e le risate con gli amici. Gli attacchi a sorpresa, le imboscate studiate a tavolino o improvvisate all'istante. Le cariche e i disordini intorno a Stamford Bridge o nelle retrovie del nemico. Le facce, i capi, i personaggi. Le gradinate. Solo posti in piedi, il parco giochi di questi ragazzi liberi ed innamorati della loro squadra; ansiosi di dimostrarlo in maniera violenta. I codici non scritti, la ricerca di un confronto solo con altri gruppi di tifosi vogliosi di mettersi alla prova. I derby Londinesi e gli scontri per la supremazia cittadina. Le rivalità con le altre tifoserie e le risse con chiunque volesse misurarsi con il mito degli Headhunters. Lo scenario naturale delle stazioni ferroviarie, della rete della metropolitana, di una frenetica Londra imbevuta di musica e tendenze. Il flusso delle mode, da skinhead a soulboy, da punk a casual. Il seguito della Nazionale. Disordine in Europa. Le rivalità di club e il loro riaffiorare in occasione delle partite dell'Inghilterra. I rapporti con la stampa, la polizia e l'opinione pubblica. I tentativi politici di sfruttare il pazzo amore dei ragazzi per la maglietta blu.

Dimenticate quello che avete letto sui giornali o visto in TV, e ce ne è a schifo. Questa è la vera storia senza censure di cosa significasse essere un Chelsea Headhunter, come riportato da Chris Henderson a Colin Ward.
(www.boogaloopublishing.com)

IL MIO PARERE:

Ciucciatevi questa frase: "Dopo l'incarcerazione di Stephen "Hickey" Hickmott, Henderson si mise ad organizzare le trasferte con pullmann di lusso per una ristretta gang di tifosi del Chelsea, affamati di football, azione, confusione, confronto, violenza e birra.". Messa giù così sembrerebbe una cosa quasi elitaria, invece se andate a leggervi il libro scoprirete che era un puro businness e che Henderson stesso ammette che molto spesso per riempire il pullman tiravano su gente alla stazione di Euston che non sapeva nemmeno con che maglia giocava il Chelsea ma che avevano voglia di menare le mani, promettendo una bella rissa...
Per il resto, se devo dirla tutta, il libro mi ha un pò deluso: troppo "fumoso" e campato per aria, si da molto spazio a aneddoti e troppo poco agli eventi veri e propri... Se andate a leggere vi accorgerete che si descrivono bene tre o quattro scontri (in questo momento ne ricordo solo uno, quello col West Ham nell'ottobre 1986...), mentre si da molto più spazio alle sparate di quel vecchio pazzo alcolizzato di Salford (il Guerriero della situazione, nominato "nemico pubblico numero uno" dal governo inglese... La cosa fa veramente ridere se ci si pensa!). Ho apprezzato molto di più Scally e Hoolifan se devo essere sincero... Poi vabbè, alcuni passaggi del libro come le trasferte all'estero per seguire la Nazionale sono semplicemente esilaranti, come è interessante la parte relativa al processo subito da Henderson e come le accuse sono state smontate ed addirittura ridicolizzate una ad una (CAMBIANO LE NAZIONI, MA L'INFAMIA DI CHI VESTE LA DIVISA E' SEMPRE UGUALE!)... Domanda per tutti coloro appassionati del genere: avete notato come tutti i libri siano una fotocopia l'uno dell'altro? A parte la sbruffonaggine tipicamente anglosassone degli inglesi, il disprezzo velato per gli italiani (Nelle battute iniziali del libro, Hickey entra al pub con un ritaglio di giornale relativo alla trasferta dei Modenesi a Genova nel 1988, quando un pullman di Gialloblù venne fermato ed all'interno rinvenuto un autentico arsenale fra bastoni, biglie, coltelli, pistole-giocattolo e due bombe incendiarie... Lui liquida il discorso con una battuta del tipo "Questo si chiama usare il cervello) ed i soliti numeri da 50 contro 2000; i passaggi più divertenti sono sempre quelli relativi alle trasferte al seguito dell'England... E tutti indicano come fine delle avventure l'avvento dei rave e di droghe tipo l'extasy!
Interessante anche il capitolo relativo al discorso musicale, da troppi autori sottovalutato.
Apprezzo il fatto che Chubby ammetta senza troppi fronzoli di aver visto la morte in faccia a West Ham...
Nel complesso, libro sufficientemente interessante.

postato da: PadovaSud alle ore 02:37 | link | commenti
categorie: letteratura ultras
martedì, 10 aprile 2007

FEDELI ALLA TRIBU' (John King)

Fedeli alla TribùVado ad analizzare un libro che mi colpì particolarmente sette anni or sono, quando lo lessi la prima volta. Mi colpì a tal punto da cambiare il mio modo di pormi ed andare allo stadio. Per farlo, riprendo una vecchia recensione lasciata a suo tempo sul forum http://delirioscudato.forumfree.net

"IL PIU' BEL ROMANZO SUL CALCIO CHE ABBIA MAI LETTO! COMPRATELO, RUBATELO E FATEVELO PRESTARE!"
Sono le parole con cui Irvine Welsh, autore di Trainspotting, presentò "The football factory" (tradotto poi in italiano in "Fedeli alla tribù") alla sua uscita.
Fedeli alla Tribù narra le vicende di Tom, magazziniere per necessità, di professione hooligan del Chelsea, e della sua banda di amici. C'è Mark, playboy del gruppo, e Rod, sposato con Mandy; i fedeli compagni di stadio e di vita di Tom, sempre presenti al fianco della squadra e dell'amico di infanzia. E poi tanti altri personaggi che più o meno saltuariamente compaiono sulla scena: Harris, il capo, colui che organizza i viaggi e gli scontri al seguito dei Blues; ci sono John e Paul il nero, i due "coloured" della banda che si sono guadagati con merito il posto nella tribù dell'uomo bianco; ci sono i vari Billy Bright, Dave Cross, Antirughe... Ci sono tutte le ragazze "usa e getta" che scandiscono i ritmi e le serate dei tre amici... C'è una Londra sullo sfondo che non è propriamente la Capitale della "Cool Britannia" che la tele vuol farci vedere...
Il romanzo racconta le avventure di questa banda, una ciurma scelta agli ordini del "capitano" Harris, pronti a combattere per le strade per l'onore di Chelsea contro chiunque. I capitoli del libro sono scanditi a seconda delle varie trasferte (Totthenam in trasferta, West Ham in casa, Millwall in trasferta...) inframezzati da spezzoni di vita vissuta della società inglese: il veterano di guerra che fatica a vivere con la propria pensione, la zia di Mark proiettata nel proprio mondo fatato, le scopate con ragazze rimorchiate nei pub, il viaggio ai mondiali di Spagna '82 di Vince Matthews, i punx e gli skins londinesi degli anni '70, la rivolta di Southall ed i problemi con i Pakistani a Londra Ovest, il West End ed i quartieri ghetto di Londra Sud, Ricordi da bambino di Tom con il babbo tifoso del West Ham, i mille trucchetti per fuggire alla pula ed alle telecamere ("polizia e giornalisti sono indietro almeno di cinque anni rispetto a noi..."). E le trasferte, i prepartita al pub, gli scontri con le altre tifoserie (da non perdere i capitoli delle trasferte a Totthenam e Millwall), i viaggi in pullman, le bevute le ghignate ed i dialoghi che qualsiasi ultras di qualsiasi squadra può riscontrare.... Io personalmente l'ho letto ed in tante cose mi ci sono rivisto. Credo che sia un romanzo da leggere, una bibbia vera e propria per capire come restare ancora ultras in anni molto difficili. In alcuni passaggi è quasi commovente...

"Della partita col Wimbledon c'è da salvare meno di dieci minuti. E' un football da far pena, ma coi tipi che il Wimbledon alleva giù a Londra Sud c'è da levarsi il cappello..."

"Fanno vedere tutti i gol del campionato. Io sono stato su tutti quei campi e gli stadi li vedo in modo diverso dalle inquadrature del video. Per me sono delle città, colle loro strade, i pub, i negozi, la gente. Tutti i posti hanno il loro carattere. Fanno vedere l'Everton che le prende in casa sua e so che dietro alla tribuna piena di mangiagallette el strade sono tutte case a schiera, sembra un'altra epoca. Mentre il Villa taglia a fettine la difesa del Coventry io mi immagino il parco attaccato alla Holte End e i mattoni dell'ingresso principale del Villa Park. E mentre il Norwich rifila tre pere al West Ham mi viene da ghignare se vedo la strada dietro la tribuna dove io e Rod abbiamo preso la paga."

"Il maschio medio, che resta tutto il giorno con il culo sprofondato in poltrona a scanalare tutto quello che vede è il campo e tre lati dello stadio. Butta via la sua vita a cambiare programma, ma dopo torna al football perchè sente il boato della folla e tutta la passione, che è per quello che la partita è speciale. Nessuna industria della televisione sembra che gli interessi dei tifosi, ma senza l'urlo ed il movimento del pubblico il calcio sarebbe uno zero. E' una storia di passione. Sarà sempre così. Senza la passione il football è morto. Solo ventidue uomini grandi e grossi che corrono su un prato e danno calci a una palla. Proprio una gran cagata. E' la tifoseria che lo fa diventare una cosa importante. Quando cominciano perdi la testa. Se c'hai dentro un filo di passione devi spararla fuori. E' questo che può capitare col football. Quello che capita a me. E' tutto collegato, fa tutto parte dello stesso discorso. Non possono staccare il football da quello che succede negli altri posti. Possono farti stare sull'attenti quando ti tengono d'occhio, ma dopo se sei lontano dalla telecamera la fantasia finisce ed arriva la realtà."

"Paul il Nero sta al banco vicino a noi. Un negrone del Chelsea, viene da Battersea. Sta in un appartemento al decimo piano che guarda sul fiume ed ogni mattino alzandosi dal letto vede i riflettori dello Stamford Bridge. David Mellor che tromba qualche passera in casacca Chelsea non è niente al confronto, perchè Paul il Nero le corica giù con la vista del fottuto campo. Non è mica un coglione Paul il Nero. E' piazzato come un bunker di cemento e lavora in cantiere. Nessuno dei ragazzi può mettersi i colori del Chelsea perchè la maglietta del club è il marchio della mezzasega, ma Paul tiene sempre la casacca blu sotto la felpa. E se la sfanga, perchè è cattivo e nessuno ha il coraggio di dirgli niente. E' più di uno e novanta senza tacchi e c'ha le mani piene di cicatrici. Tira su i muri per l'uomo bianco. Si mette in pari chiavando le donne dell'uomo bianco, martellandoci le palle colle sue storie di ragazze bionde che fanno a gomitate attorno al suo cannone nero nero..."

"Gli altri sbirri menano e tentano di acchiappare qualcuno dei più giovani, ma lo sanno che sono fottuti e noi stiamo stringendo le fila, gli stronzi sono li pronti per pigliarsi la paga. Mi viene da scoppiare da ridere e urlare, perchè qua siamo a Totthenam. Un merdaio fetente e la pula mica le mette le telecamere nei quartieri dei poveracci. A loro interessa soltanto di proteggere i quattrini della City e i ricconi bastardi di Hampstead e Kensington. E gli spurghi di qui se ne vadano affanculo. Non ci sono telecamere così lontano dallo stadio. Non esiste, nemmeno per un cazzo. Gli sbirri non hanno dalla loro nè il numero nè il deterrente del filmato. La strada è asfissiata di traffico e vediamo i lampeggi più avanti bloccati dai bus. Massimo della vita (...) Gli sbirri sono lo spurgo degli spurghi. la merda del creato. più schifosi dei negri, dei paki, dei rabbini, di tutti, perchè almeno gli altir non si nascondono dietro la divisa. Ogni tanto puoi anche fargli cagare sangue, ma in una maniera sotto sotto li rispetti. Ma gli sbirri? Una sega. Però adesso c'abbiamo gli stronzi nel mirino. Gli diamo addosso ed i bastardi non hanno scampo. Il sergente se la piglia più brutta perchè è tutto chiacchiere e distintivo e lo abbiamo visto che gli dava al ragazzino. Quello urla mentre crolla sulla strada, tirato per i piedi da Paul il Nero e un tot del commando di Battersea che fanno a turno per scalciarlo...."

"Siamo duri come artigli, qui si va nella tana dei Leoni, scaldiamo i motori con un paio di pinte mandate giù piano piano, abbastanza per far venire coraggio qui in questo pub del cazzo e dopo per ammortizzare i colpi dopo se le cose girano storte i ragazzi cantano e inveiscono mentre i più vecchi stanno ad ali più basse perchè sanno che la bocca e l'azione vanno insieme poche volte. Viene tutto dall'esperienza. Qua abbiamo fatto l'apprendistato e imparato le lezioni. Stasera non c'è posto per gli improvvisatori. Tutti qui dentro devono fare la loro parte, essere gente da potersi fidare. Balla un casino d'orgoglio, ed è importante avere rispetto di se stessi. Se qualcuno fa il fugone è meglio che dopo non si faccia più vedere"

postato da: PadovaSud alle ore 00:17 | link | commenti
categorie: letteratura ultras