Questo blog non è conducibile ad alcun gruppo organizzato facente parte della Curva Sud di Padova. Questo spazio è stato pensato e costruito per tutti coloro che, a prescindere dall'appartenenza o meno a un gruppo piuttosto che ad un'altro ed a prescindere da qualunque idea politica; sono follemente ed autenticamente innamorati di questa curva, di questa città e di questi colori.

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giovedì, 02 agosto 2007

CASUALS: COME E PERCHE' DI UNA SOTTOCULTURA

ELEGANCE & ARROGANCE

Alla scoperta di un modo di essere, che oltremanica coinvolse un'intera generazione...

Senza Hooli9gans

Il movimento casual prende piede in Inghilterra a partire dalla fine degli anni ’70. Fino a quel momento le gradinate erano "dominate" da schiere di giovani skinheads, che si portavano dietro una pessima fama dovuta soprattutto alle continue aggressioni verso gli immigrati pakistani; ed il look tutt’altro che sobrio di questi ragazzi faceva si che venissero presi particolarmente di mira dalla polizia (in alcuni stadi si arrivò addirittura a sequestrare i lacci degli anfibi). Lo stile casual partì per la prima volta dai ragazzi del Liverpool, che in quegli anni erano soliti girare per l’Europa a scrocco ed imboscarsi senza pagare il biglietto in tutti gli stadi in cui giocavano i Reds: fila_logo_sitoecco che abbandonarono il look aggressivo degli skins o dei boot boys per farsi crescere i capelli e cominciare ad indossare capi firmati come le tute Fila, Ellesse o Sergio Tacchini; polo Lacoste o Ralph Lauren, maglioncini a rombi Pringle e scarpe Adidas (nei primi anni andavano molto forte le "Gazzelle", poi esplosero le "Stan Smith"). Oltre al look da skinheads, venne completamente eliminato qualsiasi riferimento alla squadra del cuore (sciarpe, cappellini, spillette, eccellesse). Lo scopo era attirare il meno possibile le attenzioni degli Old Bill e riuscire così a muoversi con una certa agilità e senza dare nell’occhio. Il look scintillante dei ragazzi di Liverpool (quasi subito ripreso anche dai concittadini dell’Everton) lasciò di stucco l’intero paese, ed a distanza di pochissimo tempo venne addottato anche dalle "Mob" londinesi (Chelsea e West Ham in primis, mentre faticò un po’ ad attecchire a Millwall e Totthenam) e da tutto il resto del paese (negli anni ’80 una delle Firms più famose fu la 6.57 Crew del Portsmouth, non certo un club di primo piano o appartenente ad una grande città!). All’inizio degli anni ’80 sciami di ragazzi sfrontati ed eleganti giravano su e giù per il paese, evitando i treni "special football" e muovendosi con normali treni intercity o con la metropolitana (soprattutto per chi andava in trasferta a pelletteria-sergio-tacchiniLondra). Molte "Firms" cominciarono a cambiare nome proprio in base alle marche utilizzate per vestirsi (ad esempio, "Pringle Boys" Chelsea) ed il look divenne un elemento importante delle gradinate, quasi come l’attitudine allo scontro: una "firm" poteva essere formata interamente da picchiatori, ma se questi non avevano il look giusto ed al passo con i tempi venivano comunemente considerati merda! I vecchi hooligans, rimasti fedeli al vecchio look fatto di magliette da rugby con i colori sociali e corpi pieni di tatuaggi, ridevano dello stile casuals, ma (come scritto anche da Cass Pennant nel suo libro "Congratulazioni….!" In cui narra le gesta dell’ICF del West Ham) diventavano improvvisamente rispettosi quando notavano conPringle quale velocità i casuals in Lacoste e maglioncino a rombi estraessero la lama ed affettassero. La polizia ci capì sempre meno, ed i controlli negli stadi si fecero sempre più asfissianti; questo richiese ai ragazzi un nuovo salto di qualità organizzativo: l’abitudine di prendere le gradinate dei tifosi avversari mischiandosi a loro per poi colpirli e cacciarli dal territorio("Take the end", abitudine molto diffusa negli anni ’70) sparì e le azioni si spostarono all’esterno degli stadi. Gli assalti ai pub delle firms rivlogo_lacosteali divennero un’abitudine non solo al sabato pomeriggio ma pure durante la settimana. Le firms più toste ed agguerrite abbandonarono pure le gradinate, trasferendosi nei posti a sedere e mescolandosi in trasferta nelle tribune in mezzo ai tifosi di casa. Di fatto, i casuals erano semplicemente incontrollabili ed imprendibili! Le cose cominciarono a cambiare con la tragedia dell’Heysel prima e di Hillsborough (1989) poi: il governo decise che era ora di dare un taglio agli hooligans, e la polizia britannica iniziò una serie di operazioni sotto copertura per individuare ed arrestare i capi delle firms più in vista: nel 1986 l’operazione "Own Goal" portò all’arresto di Steve Hickmott "Hickey" e di altri sette membri dei "Chelsea Headhunters"; due anni più tardi la polizia con un’operazione congiunta in tutto il paese mise letteralmente in ginocchio il movimento hooligans, arrestando membri di spicco di Londra,Gazzelle Manchester, Birmingham, Liverpool, Leeds. Quasi tutte le operazioni sotto copertura finirono poi col saltare, visto che metà delle prove e degli indizi raccolti non corrispondevano a realtà, ma tutto ciò fece comunque capire a molti che il divertimento era finito. L’avvento della scena Rave e di droghe sintetiche come l’extasy fecero il resto, con molti ragazzi che si spostarono nel magico mondo dei rave-party o che addirittura misero in piedi un nuovo business sia come organizzatori che come buttafuori. Negli anni ’90 poi il calcio britannico si rifece il look con l’introduzione di posti a sedere in tutti gli stadi e l’aumento dei prezzi dei biglietti che di fatto tagliò fuori la working-class e trasformò il calcio britannico in un divertimento per tifosotti idioti con in mano il programma, i pop corn ed addosso la maglietta replica della squadra. Ormaimakeimg sembrava tutto finito, ma non è così: i nuovi casuals non fanno altro che adattarsi al nuovo calcio, e se negli anni ’80 avevano dalla loro la massa, negli anni ’90 il testimone passa ad una minoranza abituata a muoversi in gruppetti, decisamente più organizzati e pericolosi. Cambia il look e nelle firms cominciano a farsi largo capi d’abbigliamento come Burberry, Aquascutum, Paul & Shark, CP Company ma soprattutto Stone Island, che diventa di fatto la nuova divisa ufficiale delle gradinate. I controlli di polizia portano alla necessità di avere un tipo di violenza più rapido ed efficace possibili, e si assiste così ad una paurosa burberrydiffusione delle armi da taglio e di bombolette di gas CS. Iaquascutum tifosi che negli anni ’80 prendevano il treno di linea evitando lo "special football" cambiano nuovamente abitudini raggiungendo la città di destinazione ognuno per conto proprio, dandosi li appuntamento per poi marciare verso lo stadio tutti insieme. E quando l’Inghilterra crede di aver chiuso definitivamente i conti con l’hooliganismo, ecco che questo esplode nuovamente nel periodo 1997-98 quando i tifosi al seguito della Nazionale si rendono protagonisti prima a Roma poi a Marsiglia in occasione dei mondiali. Una nuova inchiesta porterà un giornalista della BBC ad infiltrarsi per qualche mese fra i Chelsea Headhunters, facendo arrestare i due capi della banda, Andy Frain e Jason Marriner; e portando di fatto alla ribalta un mondo hooligans che ha saputo rifarsi il look e ricostruirsi una credibilità mica da ridere. Capi come i famosi cappellini Burberry ed Aquascutum diventano un culto fra tutte le "bande" giovanili del paese (come ad esempio i Chavs) ed alcuni locali arrivano addirittura a proibire l’ingresso a clienti vestiti con delle ben precise marche d’abbigliamento. Ed ecco che si cambia di nuovo: nel nuovo millennio i casuals vestono Armani, Von Dutch, Prada Sport, riscoprono Lacoste e Sergio Tacchini… e lo stile casual si diffonde in tutta Europa, compresi quei paesi (vedi l’Italia) che per tradizione hanno un altro modo di tifare. Passano gli anni, ma i ragazzi rimangono imprendibili!

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MOB, FIRMS E LADS: Le tifoserie hooligan in Inghilterra vengono indicate genericamente con il nome di "Mob" "Firm" o "Crew". Il termine "Mob" indica una tifoseria nel suo insieme (ad esempio "La Mob del Millwall"), mentre con Firm o Crew si indica un gruppo più ristretto di persone in genere provenienti dallo stesso quartiere (ad esempio "La Crew di Battersea" o "la Inter City Firm del West Ham). Col termine "Lad" invece sono indicati i singoli ultras ("Un lad cel Manchester City che conosco…."). I normali tifosi vengono chiamati "Scarvers", ovvero "sciarpisti", il corrispondente dei nostri "Sbandieratori". In Inghilterra infatti, contrariamente a qua, gli hooligans non indossano capi d’abbigliamento della squadra che sono lasciati ai tifosi normali. Ultimamente in questo senso si sono fatte delle eccezioni come ad esempio in occasione dei mondiali in Germania quando molti Lads hanno passato i controlli vestendosi col più classico look da Scarvers: maglia e pantaloncini dell’Inghilterra, viso dipinto!

 ANARCHY IN THE PREMIER LEAGUE!  Negli anni ’70 ed ’80 le Firms inglesi più rispettate erano senza ombra di dubbio gli Headhunters del Chelsea, l’Intercity Firm del West Ham (unanimemente considerati I numeri 1 d’Inghilterra) I Teatrement del Millwall, la 6.57 Crew del Portsmouth, i Cool Cats del Manchester City, la Mob dell’Everton, la Leeds Service Crew e gli Zulu Warriors del Birmingham. I tifosi del Liverpool non erano considerati bravi a scontrarsi come lo erano a rubare. I nomi delle firms derivavano spesso e volentieri dall’abitudine di prendere sempre lo stesso treno per spostarsi (vedi ad esempio "Intercity Firm" o la 6.57 Crew che prendeva il nome dall’orario in cui erano soliti prendere il treno!). Al contrario di quanto accade in Italia, la stragrande maggioranza delle Firms non ha l’abitudine di rappresentare il proprio nome su striscioni, e le pezze che spesso si vedono attaccate in occasioni di partite della Nazionale inglese rappresentano più facilmente gruppi di semplici tifosi. casuals3ym0In seguito alle operazioni di polizia ed all’avvento della scena rave, mutò ENGLAND2001anche il panorama delle tifoserie, ed emersero nuovi gruppi prima sconosciuti come la Baby Squad del Leicester, la BBC Crew dello Sheffield United o la Villa Youth Firm dell’Aston Villa. Negli anni ’90 i Chelsea Headhunters erano di fatto considerati la Firm numero 1 di tutto il paese assieme ai Bushwackers del Millwall (i ragazzi più giovani che avevano preso il posto dei Teatrement).

Oggi possiamo tranquillamente dire che le Mob migliori sono quelle del Manchester United, Everton, Birmingham, Leeds e, per quanto riguarda la capitale, gli Yids del Totthenam un passo sopra tutti.

 

postato da: PadovaSud alle ore 01:57 | link | commenti (2)
categorie: sottoculture
mercoledì, 18 luglio 2007

BEER, SWEET AND OI!

"Padova siamo noi" riprende il proprio personalissimo viaggio nel mondo delle sottoculture giovanili, visitando oggi uno dei movimenti più discussi e criminalizzati di tutti i tempi: gli SKINHEADS!

skinheads

Siamo nel terzo millennio e ogni parte del globo vede la presenza di skins, ogni continente è patria di skinheads e skingirls.
Lo stile ha inizio alla fine degli anni sessanta nelle isole britanniche, in particolare a Londra, da cui si è diffusa a macchia d’olio ovunque ci fossero ragazzi e ragazze pronti a recepire la carica di vera ribellione e orgoglio di tale stile di vita. Non si può stabilire una data precisa sulla nascita, dato che non è nata da un giorno all’altro. La mitica data del 1969 è quella in cui si inizia ad usare la parola “skinheads”. È una parola usata per la prima volta dai giornali: il Daily Mirror, nel 1969 in un articolo intitolato “No love from Johnny” parla di skinheads. Prima di quel momento si usavano nomi vari per identificare questa nuova evoluzione dei mods: peanuts, no heads, egg heads… oltre che più semplicemente mods. Da quel momento si ha il boom degli skinheads, che prima di quel momento erano tanti, ma sempre una cerchia ristretta; lo stile skinhead si diffonderà ancor più del mod, anche grazie alla vittoria del campionato del mondo di calcio da parte dell’Inghilterra. Gli stadi furono infatti un veicolo di esportazione dello stile.
Gli skins nascono da alcuni mods che dal punto di vista dell’abbigliamento erano influenzati dall’immagine Ivy League, di provenienza statunitense, che prediligeva le camice button-down e i Levi’s, questo più che altro nel West London, dove esisteva un negozio di questo tipo. Nell’East End e nel centro l’abbigliamento subiva di più l’influenza indo-occidentale (bretelle, calzoni fino alle caviglie, giacche…). Il taglio dei capelli non era come oggi, ma molto più vario, capelli corti, ma non pelati, assieme a tagli di tradizione mod, sempre corti. C’è chi sostiene che il taglio sia stato influenzato dai soldati americani presenti a Londra, oppure dagli astronauti (siamo intorno al 1969,forse il primo uomo sulla luna!), chi invece ne da un origine carceraria… ciò che è importante è che il taglio veniva scelto come segno di pulizia, ordine, irriducibilità, ribellione alle regole del perbenismo mid-class e appartenenza di gruppo. Ad un certo punto nel 1968, appaiono tra la gioventù britannica personaggi unti e bisunti, dai capelli lunghi, sandali, pantaloni a zampa di elefante e casacche afgane, costoro usavano droghe diverse da quelle dei mods, costoro erano gli hippies. A Londra essi penetrarono dentro le file dei giovani mods, così la situazione andò spaccandosi in due tronconi, gli ex-mods che si lasciavano coinvolgere dall’universo di droghe psichedeliche, amore libero, peace & love, pace dei sensi, tibet, musica psichedelica e decadente, rock sofisticato e pallosissimo… e dall’altra parte quei ragazzi che decisero di riportare il tutto al più vero e genuino spirito mod. Quei ragazzi verranno poi chiamati skinheads, e pare che quando i media iniziarono ad usare tale nome, non tutti fra quelli coinvolti al movimento ne furono tanto entusiasti. Si sa, quando i mass media si interessano a qualcosa è sempre dannoso, perché parlano solo di ciò che può far vendere loro copie di giornali, o far fare loro audience. La stampa si soffermò esclusivamente sui lati più violenti (ancora non si parla di razzismo né di politica) e spettacolari, e come per i mods, quando tale cultura verrà esposta alla massificazione dei media sarà conseguente il declino, e l’autodistruzione.
Un altro elemento fondamentale, oltre al mod, è il contributo della comunità Giamaicana, con la loro cultura, la loro divina musica, lo stile… Lo ska, il Rocksteady e il Reggae erano le sonorità, assieme al Soul e R’n’B, più amate dagli skins e questo costituì un collante fra giovani proletari inglesi e immigrati neri. I giovani britannici subivano il fascino dello stile del Rude Boy, il gangster giamaicano, in realtà molto più violento, oltre che fuori legge di quelli che potevano trovarsi a Londra, che non era certo Kingston. Le bretelle, i pantaloni alti fin sopra le caviglie o con i risvolti, forse anche la lunghezza dei capelli e di sicuro la pettinatura con la riga in un fianco erano frutto di questo tipo di influenza. Pensare ai giorni nostri è scioccante: i mass-media che parlano di skinheads nazisti, o autentici nazionalsocialisti che si (auto) proclamano skinheads! Dobbiamo fare chiarezza e non dimenticare come si svolsero le cose in quei giorni: se i primi mods che diedero vita a quello che poi sarà chiamato stile skinhead fossero stati dei nazisti, mai e poi mai, lo avrebbero fatto mischiandosi ai loro coetanei neri, avrebbero probabilmente preferito diventare dei bykers o hell’s angels, ascoltare hard-rock e non ska e soul. Lo stile skinhead ha origini multietniche, ma ciò non significa che sia stato sempre tutto rose e fiori. Tra i bersagli dei numerosi attacchi degli skins (hippy-bashing, squaddie-bashing, queer-bashing, student-bashing…) c’erano anche i pakistani (paki-bashing). Ma ad attaccarli erano skins sia bianchi che neri, inglesi ma anche greci e italiani e irlandesi, non per motivi ideologici o politici: purtroppo la crisi, la disoccupazione, creava frustrazione che trovava, sfogo su un etnia che ai loro occhi sembrava non volersi integrare, che non parlava bene l’inglese e né, a differenza dei giamaicani, non sapeva giocare a calcio. Ma questo triste fenomeno non coinvolgeva solo gli skins, ma tutti i giovani britannici. Un altro elemento che aiutò a formare il culto skinhead è il calcio e qui siamo nella patria del football, dove l’andare allo stadio è una antica tradizione su cui si sono formate generazioni su generazioni della working class. E già i mods e ora, anche di più, gli skins stavano nelle gradinate a cantare e anche molto bene, a incitare la squadra e seguirla anche nelle trasferte più “calde”, a insultare i tifosi avversari, a distruggere i loro pub, a invadere il loro settore…in piena tradizione medievale!!! Allo stadio l’abbigliamento era il classico boot, t-shirt and braces, privo di fronzoli che impedissero il movimento… Gli scarponi (in realtà usati solo nelle ore diurne) diverranno l’emblema degli skins e prolifereranno negli stadi . Vennero classificati da Scotland Yard come arma impropria e sono celebri le foto in cui si vede sfilare la tifoseria in trasferta di fronte ad una pila di boots sequestrata dalla polizia ai tifosi di casa! I bobbies inoltre sequestravano i lacci delle scarpe, per evitare agli skins di combattere, per fortuna erano le ragazze con le loro borsette a consentire l’ingresso a quelli di ricambio. Il regno dello skinhead era il suo quartiere, dove vivevano le loro esperienze, con i suoi pub e locali da ballo, da difendere dagli skins di altri quartieri, oppure da greasers o hell’s angels. Come i mods combattevano i rockers, così gli skins emulavano tali gesta contro i neo-rockers, che ovviamente avevano delle concezioni di stile, musica, moto, pulizia ed estrazione di classe agli antipodi. Più spesso però si trattava di scontri non così grandi quanto venivano dipinti dai giornali, i bikers erano per lo più trentenni, gli skins spesso, sotto i diciotto anni…Come successe per i mods, l’esposizione dello stile all’ occhio dei media provocò l’ingresso tra le fila degli skins di gente dedita esclusivamente allo scontro, i media ovviamente nei loro articoli pubblicizzavano solo i lati esteriori e violenti degli skins, mai l’abbigliamento, la musica e gli scooters ecc… Ma purtroppo per i mercanti di notizie, saranno proprio i lati positivi degli skins a sopravvivere e saranno proprio gli skinhead originali ad adeguarsi ai tempi nuovi, alla mutata situazione generale.

Lo "skinhead" è prima di tutto un movimento che poggia su basi sociali, prima che politiche. Nasce nelle periferie delle città inglesi, abitate da famiglie sottoproletarie, miscelando elementi culturali provenienti sia dall'Inghilterra stessa che dalle Indie Occidentali (Jamaica soprattutto).

Originariamente lo skinhead non aveva orientamenti politici specifici. I Rude Boy erano per la maggior parte neri, quindi pare improbabile che propugnassero i pensieri di estrema destra relativi alla superiorità bianca, anche i Mod non avevano mai connotato atteggiamenti razzisti. Inoltre vi erano anche skinhead di colore.

La musica, che è il collante fra le due comunità, è lo ska tradizionale, che evolverà nel rocksteady e reggae. L'Oi! giungerà quasi un decennio dopo, sull'onda del punk, con la comunità skin che si spacca fra politicizzati e non, dove alcuni subiscono il fascino delle politiche del National Front. Negli anni ottanta si torna a parlare di skin antirazzisti con la formazione della SHARP (Skin Heads Against Racial Prejudice) nati a New York per contrastare la presenza degli skinhead neonazisti, e qualche anno dopo si formano i primi gruppi RASH (Red & Anarchist Skin Heads), che oltre all'antirazzismo connotano ideali prossimi al comunismo e all'anarchismo.

Il senso comune identifica erroneamente la sottocultura skinhead unicamente con l'appartenenza a movimenti d'estrema destra a causa dell'influenza dei media, che distorcendo l'immagine del movimento originale, si rivolgono unicamente al movimento neonazista, ignorando l'esistenza del movimento degli inizi, ben lontano da pensieri di estrema destra, essendo una cultura svilluppatasi grazie anche ai Rude Boy giamaicani.

Gli skinhead hanno spesso un abbigliamento molto riconoscibile, dato da caratteristiche comuni che vengono di seguito descritte. Deve essere precisato che descrivere l'usuale l'abbigliamento degli skinhead, come qui di seguito, non deve far pensare che chi indossi un abbigliamento simile debba per forza essere considerato appartenente a quella subcultura.

  • Testa rasata: il taglio venne ereditato dagli Hard Mod che adottarono un taglio piu corto rispetto agli Original Mod perché piu adatto al lavoro nella classe operaia.
  • Ben Sherman: camicia a scacchi a mezze maniche, era parte integrante dell'abbigliamento dei Mod, e venne tramandata agli Skin. Sherman era inoltre di origine ebraica.
  • Fred Perry: la polo usata dai Mod e successivamente ripresa dagli Skin. Al giorno d'oggi è diventato un marchio prestigioso e costoso, ma un tempo era usato come indumento da lavoro. Anche questi capi furono tramandati dalla precedente subcultura dei Mod. Perry è visto come simbolo di orgoglio nazionale inglese (il più grande tennista d' oltremanica). Anche Perry era d'origine ebraica.
  • Lonsdale: la "Lonsdale" è la prima palestra a Londra accessibile ai ragazzi di colore. I capi d’abbigliamento piu usati come le felpe e la giacca di tipo harrington, sono stati adottati dagli skins di tutto il mondo e i tipici caratteri sono inoltre utilizzati per la produzione di vario materiale. Anche questi capi furono tramandati dai Mods.
  • Boots: (in italiano sono detti "anfibi"), scarponi tipici della classe operaia britannica che gli skinhead usavano per il lavoro e per l’abbigliamento casual di tutti i giorni, solitamente Doc Martens. A volte vengono sostituiti i lacci neri con lacci rossi, bianchi o gialli.
  • Scarpe da calcetto: sono state ammesse solo di recente, solitamente modelli Adidas o Puma, spesso neri con strisce bianche.
  • Ragnatela tatuata sul gomito: il tatuaggio della tela sta ad indicare appartenenza e fedeltà allo stile. La leggenda narra che l’idea sia nata nei pub ai disoccupati inglesi tra i quali era diffuso il modo di dire "ci cresceranno le ragnatele addosso" a causa della disoccupazione. Secondo altre fonti, la tesi piu improbabile secondo il quale ogni "giro di tela" simboleggerebbe un anno di carcere;
  • Rondine tatuata: significa libertà e fu ereditata dai galeotti e marinai inglesi.
  • Blue jeans: pantaloni piu adatti al lavoro, solitamente vengono usati modelli attillati firmati Levis (Levi's 501), o modelli a chiazze più chiare. Vengono quindi ripiegati per evidenziare gli anfibi o le scarpe da calcetto.
  • Bomber: giubbotto originariamente in uso tra gli aviatori inglesi, anch'esso ereditato dai Mod e Hard Mod.

(Liberamente tratto da www.kidsareunited.it e www.rudness.it)

 

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categorie: sottoculture
giovedì, 03 maggio 2007

SOTTOCULTURE - ANARCHY IN THE UK!

Dopo aver ripercorso le tappe storiche dei Mods, andiamo oggi a scoprire un'altra sottocultura che (pur non essendo questa catalogabile come movimento nato all'interno degli stadi) ha comunque lasciato un segno nella storia delle curve... I punk!

LO STILE:

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Tra le varie sottoculture giovanili underground, quella punk è senz’altro la più legata alla body art neo-tribale. I punk inglesi sono stati infatti i primi ad adottare piercing, tatuaggi e marchi come simboli della loro rabbia, del loro disprezzo verso la società e manifestazione del loro gusto per la trasgressione.

Il movimento punk è nato in Inghilterra verso la metà degli anni ’70 e, successivamente, si è esteso in tutta l’Europa e l’America. Alla base di questa sottocultura si cela un senso di nichilismo, di autodistruzione, la convinzione di non avere alcun futuro in una società alienante e selvaggiamente egoista com’è quella contemporanea.

Questo rifiuto ideologico della società si esprime in tutto il loro stile di vita; con l’abbigliamento che, per quanto sporco e stracciato, è al tempo stesso curato nei minimi particolari (borchie, cerniere, manette, bondage, ecc); con i capelli decolorati o coloratissimi, le acconciature a cresta di gallo o alla mohicano; con una grande quantità di anelli e spilloni infilati nel naso, nei lobi, nelle guance. La loro stessa identità sotto culturale li spinge a esprimersi utilizzando l’estetica; la ribellione al modello di vita borghese, alle convenzioni sociali, agli stereotipi che vogliono un corpo bello, armonico, palestrato e perfetto, li spinge a comportarsi nella maniera opposta, incidendo e sfregiando la loro pelle, agghindandosi in un modo "mostruoso", "brutto", che "offende" i comuni canoni di bellezza; il piacere di marchiare e perforare la propria carne è inteso, così, come una manifestazione di superiorità e distacco dal comune stile di vita borghese.

Il marchio assume tra i punk e gli squatters il ruolo di rito tribale: ci si ritrova nelle strade delle grandi città, si dorme in case occupate, si fa parte di un gruppo, di una banda o di un clan. Il tatuaggio, fatto da un amico con un ago, le mani sporche e una birra in mano, assume valore di iniziazione e simboleggia la scelta di vita e di filosofia, così come i tagli e le cicatrici procurate con la lametta.

Vengono tatuate scritte offensive ("fuck you", "hate", ecc.) o simboli contro la società (classica è la "A" di anarchia), nomi di gruppi musicali o immagini tratte dalle copertine dei dischi (Agnostic Front, Sex Pistols, Dead Kennedys), teschi, figure macabre, pipistrelli, ragni e ragnatele sui gomiti, scritte sulle dita o rondini sul collo (comuni anche tra gli skinhead). E’ il marchio di riconoscimento, scritto per sempre sulla pelle, quale segno di appartenenza a un gruppo; tatuaggi a volte rozzi ma densi di significato che rappresentano la libertà, la protesta e il distacco dalla società "normale".

A metà degli anni ’80, tra i punk si diffondono i tatuaggi di disegno tribale: motivi in nero del Borneo sul cranio o pesanti bracciali neri con spine. Insieme ai capelli colorati e all’abbigliamento trasandato, divennero comuni, poi, i larghi buchi ai lobi, lo spuntone d’acciaio sotto il labbro, la barretta al sopracciglio o alla lingua, l’anello al setto nasale, alla narice o al capezzolo (ma, a differenza di venti anni fa, vengono fatti da piercers esperti e con gioielli adeguati).

Oggi, il movimento punk, nella sua matrice ideologica originaria, non esiste praticamente più; tuttavia non è raro incontrare giovani che sfoggiano piercing, tatuaggi e capelli colorati alla loro vecchia maniera, magari senza sapere nulla dell’ideologia che stava alla base di quel tipo di abbigliamento. 

 

LA MUSICA:

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la musica punk cominciò ad emergere nei primi anni settanta nella East Coast degli Stati Uniti, in particolare aNew York. La corrente però non era ancora conosciuta come punk rock, poiché il termine nacque qualche anno dopo. Questo movimento musicale era quindi identificato come una continuazione del Garage Rock degli anni sessanta, genere la cui caratteristica era, appunto, un'essenza grezza e diretta, rispetto ad altri generi di rock&roll. Il genere poteva però essere definito anche come hard rock, infatti gruppi comeMC5, The Stooges o Patti Smith erano aritisti che si rifacevano in parte a questo stile. Tra i più noti gruppi proto-punk vanno annoverati The Stooges, MC5, Iggy pop,New York Dolls , Talking Heads, Television, Blondie, Devo, Patti Smith e molti altri. I gruppi in questione erano quindi riconosciuti come garage rock, hard rock, glam rock o semplicemente rock&roll.

Il termine punk rock nacque verso i metà anni settanta, tra i primi ad essere definiti in tal modo saranno i Ramones, nati nel 1974. Come molti altri gruppi della corrente, i Ramones incorporavano elementi tratti dal garage rock, surf e rock & roll, uniti a sonorità grezze, distorte e prive di tecnica strumentale. Questa ondata, riconosciuta come la prima ondata di punk rock, verrà identificata come Punk77, ovvero l'ondata di gruppi punk rock, sviluppati verso la seconda metà degli anni settanta. Questa ondata comprenderà gruppi di diverse nazionalità, ma soprattutto Statunitensi e Britannici.

Seppur il Punk musicalmente non naque nel Regno Unito, fu il luogo dove sviluppò il look e piu tardi l'ideologia vera e propria. Tralasciando i gruppi precedenti, il punk-rock-britannico nacque grazie alla collaborazione di un manager,Malcolm Mclaren.

Nel 1975, McLaren ebbe la geniale idea di raggruppare alcuni ragazzi tra commessi del posto, frequentatori e conoscenti, mezzi teppisti del quartiere, per fondare un gruppo musicale dalle caratteristiche grezze, provocatorie. Egli assieme alla moglie, studiò l'abbigliamento per la band, e nacquero verso la fine del 1975 i Sex Pistols.

I Sex Pistols esordirono quindi nel 1975, iniziando concerti attorno a Londra e introducendo gradualmente testi, elementi e atteggiamenti provocatori, probabilmente su commissione del manager. I loro atteggiamenti e il loro modo di essere non era da meno del look, erano infatti conosciuti per la bizzarra abitudine di sputare continuamente e di fare dello sputo addirittura un proprio simbolo, erano inoltre famosi per la loro attitudine violenta, una violenza diretta non solo contro gli altri ma anche contro se stessi, secondo veri e propri atteggiamenti autolesionisti come il tagliarsi il corpo con lamette senza un preciso motivo se non quello di causare shock tra la gente che assisteva a tali scene. Il gruppo inventò anche il "Pogo", un particolare ballo che si basava tutto su salti e spintoni, e che fu successivamente imitato o anche esplicitamente copiato da tantissime altre sottoculture giovanili.

I Sex Pistols, scandalizzando l'Inghilterra e il mondo, cambiarono radicalmente l'immagine del punk. Se prima il genere rappresentava semplicemente una musica più grezza e leggermente provocatoria, ma non più di altri gruppi rock & roll, dopo il loro passaggio divenne sinonimo di nichilismo, teppismo, chaos, disordine ecc. Secondo l'opinione comune, i punk ormai incarnavano perfettamente l'immagine di "giovani teppisti", e così spesso nei film o nei libri degli anni ottanta i teppisti e i vandali che infestano le metropolitane e le strade durante la notte saranno raffigurati come dei Punk.

Nonostante ciò, il Regno Unito proponeva molti altri gruppi punk dalle caratteristiche più moderate, non sostenendo atteggiamenti nichilisti. Tra i numerosi esponenti del punk rock britannico, troviamo i Damned, Stranglers, Clash, Sham69, The Adicts, The Vibrators, Buzzcoks, The Jam, Stiff Little Fingers, Generetion X ecc, che seppur in minima parte imitavano l'attitudine dei Pistols, non seguirono appieno il loro esempio. Ormai però le masse erano state condizionate dall'immagine dei Sex Pistols, e il significato del punk, per molti esterni al movimento rimarrà quello del nichilismo, chaos e teppismo.

 

 

FONTI:

http://www.punkwave.it/public/storia_del_punk/

http://www.uniurb.it/giornalismo/lavori/crociani/filehtml/punk.htm

http://www.punkstory.com/

 

postato da: PadovaSud alle ore 01:36 | link | commenti (2)
categorie: sottoculture
mercoledì, 18 aprile 2007

WE ARE MODS!

PREMESSA IMPORTANTE: La sezione dedicata alle sottoculture è stata ideata dall'amministratore del blog in quanto ritengo sia giusto conoscere i retroscena ed i perchè di tanti giovani e tanti movimenti che animano le gradinate, di Padova ma non solo. Nessuno vuole arrogarsi il diritto di appartenere a nessun movimento giovanile, ne di ergersi a portavoce. Tutte le notizie che troverete su ciascun movimento giovanile sono state prese dalla rete (le fonti di riferimento sono chiaramente indicate in coda ad ogni post), e chiunque abbia qualcosa da smentire o aggiungere può farlo tramite lo spazio "commenti". Non è interesse dell'amministratore pubblicizzare qualsiasi sfera politica presente nei vari movimenti, nè cavalcarne le spaccature che esistono all'interno di ciascun movimento. Pertanto, ognuno si sappia regolare...

mods3La cultura Mod (abbreviazione dall' inglese Modernist) nasce e si diffonde in Inghilterra all' inizio degli anni '60: un movimento innovativo e rivoluzionario rispetto al passato, quello dei “modernisti”. La filosofia mod era questo: prendere il meglio che la società offriva, non per seguire passivamente una moda, ma per puntare alla continua ricerca di una perfezione estetica (ma non solo estetica, anche comportamentale) individuale. Per farvi parte, ai giovani dei quartieri poveri inglesi, servivano una immagine nuova, basata su un look impeccabile (smart), prendendo influenze da tutto ciò che arrivava di nuovo dal continente Europeo (soprattutto dall'Italia e dalla Francia, in quel periodo all'avanguardia nella moda): polo, maglie, scarpe, scooters, tagli di capelli erano tutti mezzi per creare il cosiddetto "total look", ovvero un'immagine nel complesso coerente ed elegante, del tutto distinta al modo di vestire della massa omologata, ma non per questo sgargiante o di cattivo gusto; un mezzo di locomozione (gli scooter Lambretta e Vespa) per essere indipendenti; infine una musica che permettesse loro di passare l’intero week-end nei clubs (inizialmente furono il R&B, il Soul e lo Ska giamaicano). Durante la seconda metà degli anni ‘60, sotto l'influenza degli Hippie, il movimento cominciò a spaccarsi in categorie, una tra queste gli Hard Mod forse quelli che si distaccarono di più dalla subcultura originale e che saranno riconosciuti come i primi Skinhead.

Nello stesso periodo si diffuse anche una musica più vicina ai gusti inglesi grazie a gruppi come gli “Small Faces”, che erano mods della East End londinese la cui passione per un certo tipo di vestiti e per certa musica era senz'altro genuina e non artefatta, i “Creation” e soprattutto gli “Who”, che sebbene considerati da molti il prototipo della "mod band", adottarono inizialmente (quando si chiamavano ancora High Numbers) il look mod su suggerimento di Pete Meaden, il loro manager. Gli Who portarono alla ribalta il fenomeno mod, fino ad allora ancora scena sotterranea di Londra, con i successi di canzoni tipo "My Generation", "I Can't Explain" e molte altre. I primi Who fondevano forti echi R&B con massicce dosi di energia e frenetica effervescenza sia dal punto di vista musicale che da quello scenico (indimenticabili i finali dei concerti in cui venivano distrutti in un rito liberatorio gli strumenti) e aiutarono a definire quello che molti al giorno d'oggi chiamano mod-sound. L’invasione di dischi soul made in USA della Stax, Motown e di altre piccole labels, determinò la nascita della scena “Northen soul”, con clubs del nord dell’Inghilterra presi d’assalto ogni fine settimana da scooters; il movimento popolare, underground, dei Mods attirava nelle piste da ballo del nord frotte di ballerini che facevano a gara con i loro elaboratissimi passi. A dare la carica giusta ci pensavano le anfetamine!

Si cominciarono ad organizzare anche i primi raduni, che divennero leggendari dopo gli scontri contro i Rockers, e più tardi i punk (il gruppo punk Exploited scrisse anche una canzone al riguardo contro i mod intitolata Fuck The Mods), degenerando in vere e proprie battaglie tra le differenti fazioni rivali nelle strade cittadine, come accadde sul lungomare di Brighton e quello di Margate. Questi eventi misero in discussione la "modern youth" (gioventù mod) in Inghilterra alla fine degli anni 60.

mods4“Quadrophenia” (1979), basato sull'album Quadrophenia degli The Who (1973), fu il film che celebrò i fasti di questa sottocultura; i mods avevano un loro modo di intendere la vita, che si ripercuoteva sui loro gusti musicali, sul loro abbigliamento e soprattutto sul loro atteggiamento verso la società e questa opera cinematografica è  una celebrazione di questa “way of life”. Quadrophenia non si libera di molti dei difetti dei film “generazionali” e di ambientazione nostalgica: l’uso smodato delle hit dell’epoca, soprattutto di girls bands, un certo schematismo nella trama, qualche eccesso predicatorio nel definire i contrasti e l’indifferenza della società inglese, il ricorso ai topos dell’amore infelice e del tradimento degli amici, una caratterizzazione troppo scontata dei rapporti tra Jimmy, il protagonista, e i suoi genitori. Jimmy difatti non ha futuro, se non quello di continuare a prendere anfetamine, ubriacarsi, darsi ad atti di vandalismo che lo identificano con il gruppo, e a comprare giacche a tre bottoni. Quando capirà che anche questo non da alcun senso alla sua esistenza, quando toglierà il velo ai suoi miti, la sua vita gli sembrerà del tutto inutile: il prototipo del giovane disadattato, niente di più e niente di meno. Ci sono però altri motivi che elevano Quadrophenia al di sopra dei film-celebrazione di un gruppo musicale o di un movimento: per certi versi, può essere considerato come uno degli ultimi frutti della lezione del Free Cinema, ovvero di quel corpus di film che rinnovò il cinema inglese alla fine degli anni cinquanta.

IN ITALIA:

In Italia il “modernismo” arrivò soltanto alla fine degli anni ’70, grazie al film “Quadrophenia” ed alla musica, con influenze punk, di “Chords” e “Jam”. Nacquero le prime bands italiane, come i milanesi “Mads” o i torinesi “Blind Alley”, si diffusero un po’ di parka (il giubbotto impermeabile un tempo usato dall’esercito statunitense) e nel 1982 si tenne a Viareggio il primo raduno, con kids da Milano, Torino, Savona, Lucca, Piacenza, Roma. A partire da quella data i Mods si diffusero capillarmente lungo l’intero “stivale”, dal Trentino alla Puglia. A distanza di 20 anni la vitalità del movimento nostrano è ben rappresentata dalle decine di fanze prodotte e fatte circolare, alcune curate nella grafica, altre decisamente più caserecce come l’alessandrina “Diario di bordo”; alle serate musicali che si tengono settimanalmente nei posti più disparati. I Mods sono sparsi anche in diverse curve ultrà (Torino, Arezzo, Teramo, Milano, Alessandria, Spezia, Catanzaro, Pordenone, Como, Perugia, Ancona, Fermo, Sassari, ecc…) e anche dove non ci sono hanno influenzato con il loro stile ‘preciso’ tanti gruppi, come dimostrano gli stendardi e gli striscioni colorati con target, vespe, frecce e scacchetti. Voglia di ribellarsi e stile sono stati e continuano ad essere gli elementi principali per creare un muro con la società massificata, con il resto della gente che ti guarda e non ti capisce. Essere Mods al giorno d’oggi continua ad essere un modo per affermare la propria differenza: in un mondo in cui il disimpegno è l’elemento caratterizzante, gli ultimi ‘non-omologati’ riusciranno sempre a ritagliarsi il loro spazio!“Sicuri di noi stessi, violenti solo per necessità, sempre in strada con un’immagine perfetta… Essere qualcuno per ciò che si è e non per ciò che si ha!” (Oscar- Statuto).

www.stilemod.it

www.rudness.it

www.mymovies.it

www.indieforbunnies.com

 

postato da: PadovaSud alle ore 02:50 | link | commenti (6)
categorie: sottoculture