Questo blog non è conducibile ad alcun gruppo organizzato facente parte della Curva Sud di Padova. Questo spazio è stato pensato e costruito per tutti coloro che, a prescindere dall'appartenenza o meno a un gruppo piuttosto che ad un'altro ed a prescindere da qualunque idea politica; sono follemente ed autenticamente innamorati di questa curva, di questa città e di questi colori.

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domenica, 02 dicembre 2007

BrigataOstile

Direi che il comunicato dice tutto in poche righe.... Inutile dare ulteriori spiegazioni.... Massimo rispetto per chi ha il coraggio di fare scelte controcorrente!

postato da: PadovaSud alle ore 01:56 | link | commenti
categorie: ultras
mercoledì, 28 novembre 2007

NOTIZIE VARIE ED EVENTUALI

CALCIO, SVIZZERA: ULTRAS ZURIGO RAPISCONO FAN GRASSHOPPERS
La polizia svizzera ha confermato una notizia pubblicata stamane dal Tages Anzeiger: il 12 novembre scorso ultras del FC Zurigo hanno rapito un tifoso del Grasshoppers, liberandolo poco dopo vicino la stazione di Aarau essendosi accorti di essere inseguiti dalle forze dell'ordine. Avendo agito a volto coperto, gli ultras non sono ancora stati identificati. Il tifoso rapito faceva parte di un gruppo che il giorno precedente aveva rubato bandiere ed altri materiali dal locale degli ultras del FC Zurigo. L'intenzione dei rapitori era di farsi portare nel luogo dove erano nascosti gli oggetti. E' stato un vicino di casa del rapito a dare l'allarme e a mettere la polizia sulle tracce dei rapitori. Le indagini sono tuttora in corso. (23/11/2007) Spr

 

Osservatorio: famiglie allo stadio

Aperte a ragazzi curve chiuse a ultra', oltre 3. 000 i Daspo

(ANSA) -ROMA, 22 NOV- Curve chiuse ai violenti, aperte alle famiglie: d'accordo con la Lega l'Osservatorio del Viminale, secondo cui i Daspo in atto sono oltre 3000. Nella stagione in corso, precisa l'Osservatorio, sono stati emessi 554 divieti di accedere alle manifestazioni sportive che portano a 3.030 il totale. Diminuiscono intanto i feriti dovuti alla violenza del calcio, ma anche gli agenti delle forze dell'ordine impegnati in occasione delle partite, dati che fanno parlare il Viminale di 'trend positivo'.

 

Mostrano glutei, daspo per 2 tifosi

Sono stati anche denunciati per oltraggio

(ANSA) - CHIETI, 22 NOV - Daspo per un anno a due tifosi dell'Atessa, di 16 e 29 anni per aver mostrato il sedere agli agenti durante la gara dell'11 novembre. I due sono stati anche denunciati per oltraggio a corpo politico, amministrativo o giudiziario. Nel corso della partita con il Chieti, i due tifosi si sono calati i pantaloni. Per i tafferugli scoppiati durante la partita anche 8 tifosi del Chieti erano stati denunciati e sottoposti a Daspo per 3 e 4 anni.

postato da: PadovaSud alle ore 02:00 | link | commenti
categorie: ultras

PERDONATE LO SFOGO...

TRATTO DA "DELIRIO SCUDATO"

Sul discorso di dare priorità alla squadra io ho una linea di pensiero ben differente: oggi 2007 sono considerato un terrorista perchè vado allo stadio a sostenere i miei colori. E non venitemi a dire che questa questione va a colpire uno che fa casino (cosa comunque inaccettabile perchè un terrorista è ben altra cosa, ma sappiamo che chi governa oggi questo paese di merda e di cui mi vergogno profondamente di far parte non ha il benchè minimo senso della realtà), si colpisce tutti indiscriminatamente, perchè oggi 2007 non posso già da un pezzo portare striscioni ne bandiere ne qualsiasi altro materiale per fare il tifo, e questo non è terrorismo. Ho un organo statale che decide se e quando posso andare in trasferta, se e quando posso prendermi i biglietti, se e quando posso accedere alla mia curva... Ma stiamo dando i numeri!?!
Tutto questo è un ricatto bello e buono, e personalmente io allo stadio ci vado a questo punto per me stesso, proprio per quella questione di principio di cui mi parla Lacoste. E francamente, se domenica potessi andare allo stadio, ci andrei per la questione di principio, non per fare il tifo. Non me la sento personalmente di fare il tifo, non sono nelle condizioni per farlo. Per chi devo tifare? Per uno che prende in un anno quello che io prenderò in una vita di lavoro? Per uno che investe nel calcio (quella che per me era una passione) per coprire i debiti delle sue aziende? Per personaggi che attaccano a me l'accusa di terrorismo quando loro andrebbero processati per reati quale frode sportiva, evasione fiscale, associazione a delinquere, associazione mafiosa, corruzione, spaccio di sostanze dopanti, sequestro di persona, omicidio volontario ecc (Ho inserito a vario titolo vari reati che ho riscontrato nei vari personaggi che a vario titolo comandano nel mondo del calcio)?
Scusate ma non me la sento di tifare per questi. Io tifo per me. Tifo per la mia curva. Tifo per la mia città. Del Calcio Padova inteso come giocatori e dirigenza non me ne sbatte un cazzo. Per me potremmo anche fallire ed andare a giocare con l'Abano, avremmo trasferte più vicine e quando ci sono i miei amici c'è tutto, il contorno può anche andare a cagare: so che non approverete, ma io non ci sto più, cercate di capirmi: sono troppo schifato da tutto per amare ancora il calcio. Eppure il calcio io lo amavo. Adesso non ne ho più voglia veramente. Questi non hanno capito che sono i tifosi a mandare avanti tutto, comprese le pay tv. E che senza tifosi moriranno anche loro. Ma vanno avanti lo stesso. E vado avanti anchio, a modo mio. Regalerò pure i miei soldi a una società di calcio, ed è vero, ma del resto soldi ne prendo abbastanza che dovrò pure farli finire da qualche parte. Ma per me il calcio è solo un pretesto bello e buono. Se non ci fosse la curva, se non ci fosse la tifoseria, se non ci fossero i miei amici, non ci andrei nemmeno più allo stadio. Se la curva a questo punto venisse trasdferita in massa al basket o alla pallavolo o al gioco del pindolo mi metterei a seguire uno di questi sport. A me il calcio oggi come oggi mi fa schifo veramente. Ve lo dico senza vergogna, perchè a me vengono ancora i conati di vomito a pensare a tante cose. Altro che portare le famiglie allo stadio, vedete di riavvicinare la gente al calcio perchè la gente se ne sta stancando. Della squadra, credetemi, che vinca o perda non me ne può fottere di meno. Scusate lo sfogo, e cercate di capirmi.

postato da: PadovaSud alle ore 01:45 | link | commenti
categorie: ultras
venerdì, 23 novembre 2007

NOTIZIARIO ULTRAS

Si dimettono i capi ultras della Fiesole
15/11/2007 - di LA REPUBBLICA ; Fonte: repubblica.it

Fiesole_monumentiDopo la tragedia e gli incidenti di domenica, la curva Fiesole contesta Sartoni (Collettivo) e Brazzini (Gruppo storico) che lasciano. Adesso non ci sono più referenti ufficiali, tagliando di netto il triangolo di buoni rapporti Fiorentina-tifosi-questura. Intanto un teste racconta di aver visto l'agente sparare verso l'auto di Gabriele Sandri a braccia tese. Indagato per omicidio colposo, per il questore la posizione del poliziotto rischia di aggravarsi.

Comunicato Ultras Potenza
CAHDB7M8Hanno chiuso la curva di Bergamo, adesso chiudiamo le altre noi! Il lutto di Gabriele è il lutto di tutti gli ultras italiani. La pallottola che ha ucciso lui poteva colpire chiunque di noi. Siamo coscienti che viviamo uno dei periodi più importanti per il futuro di chi come noi ama il calcio, ma ama viverlo da ultras. Con le partite giocate il sabato e il lunedì, con le diffide preventive, con la repressione indiscriminata, con i divieti non motivati di andare in trasferta stanno semplicemente tentando in tutti i modi di uccidere il calcio e gli ultras. Dopo aver bloccato i tarantini senza nessun motivo ragionevole adesso hanno inserito anche la nostra curva tra quelle pericolose. Tutti i tifosi, ultras e non, non hanno il diritto di godersi una partita attesa come quella di Salerno. L'omicidio di Gabriele ha messo davanti agli occhi di tutti, in modo inequivocabile, la volontà di nascondere la verità per l'ennesima volta secondo la logica di difendere una casta intoccabile anche quando è indifendibile. Il proiettile che per ore era stato sparato prima da uno Juventino e poi in aria alla fine, solo grazie ad un testimone, si è trasformato in uno sparato ad altezza uomo. Ma il folle mondo del calcio non si poteva fermare, la logica di tutti non era quella di chi contava, le partite si dovevano giocare.
Questa volta, però, hanno trovato di fronte un muro. Il lutto ed il cordoglio negli stadi li hanno portati le curve, in tanti modi diversi: con il silenzio, abbandonando lo stadio o impedendo con la forza che la partita si disputasse. Tutti modi per dimostrare che un calcio che non si ferma per un ultras ucciso è un calcio che ci fa schifo. Come spesso succede il popolo ha bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare da chi è nei piani alti. Gli ultras del Taranto e di Bergamo hanno messo al primo posto la solidarietà tra ultras e al risultato, al passatempo domenicale, hanno preferito il rispetto per i nostri ideali che di fronte alla morte ci impongono di fermarci. Per gli ultras quelle partite erano semplicemente indisputabili, mentre in TV si sentiva parlare ancora di pronostici. Non far disputare quella partita era un modo per cercare di imporre una morale anche minima ad un calcio che oramai conosce e rispetta solo il dio denaro. Un calcio che in ogni modo dimostra di non rispettarci, come ultras, come uomini e come parte della società civile. Adesso vogliono punire in modo esemplare Taranto e Bergamo rifiutando per l'ennesima volta di tentare di capire; ma se chiudono la loro curva, chiudono anche la nostra. La frattura tra chi comanda il calcio oggi ed i giovani che fanno migliaia di chilometri andando in giro per l'Italia per i propri colori, è una frattura insanabile. Continuiamo sempre più a schifare quelli che sui loro comodi divani giudicano il nostro mondo. Schifiamo quelli che dimostrano attaccamento ai propri colori tramite un abbonamento a Sky. Quando c'è da cantare cantano gli ultras, quando c'è da stare sotto la pioggia ci sono gli ultras, quando c'è da prendere un giorno di ferie per seguire la squadra a 1000 chilometri da casa ci sono gli ultras, quando c'è da contestare una squadra, un giocatore, un sistema calcio corrotto e venduto, ci sono gli ultras, salvo poi indicarli come il male assoluto del sistema calcio stesso, realizzando l’equazione ultras=delinquente, senza distinzione, senza nessun tentativo o intenzione di cogliere le differenze. La nostra forza è credere profondamente nel nostro mondo e viverlo sette giorni su sette. Per tutti voi sui vostri divani, il calcio è un passatempo, per noi è uno stile di vita! Per questo oggi più che mai ci sentiamo un’unica famiglia, Per questo, se chiudete una curva… le altre le chiudiamo noi! E da oggi, fino al 31 marzo, quando i ragazzi della Nord di Bergamo potranno rientrare nella loro “casa”, seguiremo il nostro Leone esclusivamente in trasferta. Pertanto invitiamo tutti i ragazzi della Ovest a manifestare con noi, condividendo questa linea, questa scelta.

 

Curva Nord Maurizio Alberti  pi-ivrea_014

Che il nostro silenzio valga piu’ di mille parole…
"Dopo i due incontri Nazionali tra le rappresentative Ultras tenutisi nel corso di questa settimana, è stato deciso da tutte le curve italiane di accogliere l'iniziativa di sospendere il tifo nella prossima giornata di campionato.
Tra le diverse proposte presentate dalle Tifoserie presentatesi nei due incontri, quella della sospensione del tifo è risultata essere la più condivisa e si auspica che anche le Tifoserie che non hanno potuto intervenire possano rispettarla.
L'astensione dal tifo a livello nazionale alla ripresa dei campionati professionistici vuole esser intesa come forma di dissenso verso la criminalizzazione degli Ultras, come richiamo dei mezzi d'informazione al loro dovere deontologico e del rispetto del diritto d'informazione dei Cittadini ma soprattutto per ribadire il desiderio di aver Giustizia per Gabriele Sandri.
Sabato e domenica facciamo sì che il Nostro silenzio valga più di mille parole...".

Questo il comunicato nazionale diffuso e condiviso dalla totalità delle tifoserie. Come Curva Nord Maurizio Alberti abbiamo deciso di aderire alla forma di protesta che è stata scelta e nella partita a Verona con il Chievo ci asterremo dal sostenere la squadra durante l’arco dei novanta minuti. Anche se il momento del Pisa e le gesta dei ragazzi di Ventura meriterebbero il consueto sostegno sabato è importante rispettare questo silenzio. Invitiamo però tutta la tifoseria nerazzurra ad entrare nello stadio Bentegodi con largo anticipo, questo perché nella mezzora precedente al fischio iniziale faremo il tifo, canteremo i nostri cori, urleremo a squarciagola, sventoleremo le nostre sciarpe, cercheremo in tutti i modi e nonostante il decreto di colorare il settore ospiti. Ma appena inizierà la partita scenderà il silenzio. Un silenzio che in mezzo a tanta ipocrisia e in mezzo a tante parole false e moraliste chiede giustizia per Sandri, e, insieme al resto delle tifoserie italiane, esprime dissenso verso tutta questa criminalizzazione del mondo delle curve.
Quelli che l’ambiente Pisa Calcio loda ad ogni occasione, sono Ultrà. Che lo sappiano bene anche il tecnico e i giocatori, da capitan Raimondi in giù. Quelli che sostengono le squadra, quelli che cantano “Vamos Vamos” e fanno le coreografie, quelli che a Verona staranno zitti e renderanno spettrale il clima del Bentegodi, svilendo di fatto lo spettacolo, sono Ultrà.
Leggendo gli atti del Viminale, e gli articoli dei giornali, e sentendo le direttive delle Questure, gli ultrà sono il principale problema della criminalità in Italia. Il nemico pubblico numero uno. Da combattere, contrastare, schiacciare. Perché sull’argomento-ultrà le forze dell’ordine sono sottopressione. Più che per pedofili, mafiosi, camorristi. E sanno di avere le mani libere.
Per l’Ispettore Raciti si sono fermate la partite. Per Sandri no. È inaccettabile il silenzio che c’è stato in seguito all’omicidio dalle nove di mattina all’una, sono inaccettabili le prime dichiarazioni della questura di Arezzo che parlavano di colpi sparati in aria, di chissà quale rissa, di un morto colpito chissà da cosa ma comunque già tacciato di precedenti da stadio (tra l’altro poi smentiti). Sarebbe stato logico e normale che già alle dieci di mattina si parlasse di un colpo sparato ad altezza uomo da uno scellerato poliziotto, sarebbe stato logico scusarsi e ammettere le proprie colpe, chiedere scusa a famiglia, amici e promettere a tutti che quel Rambo dell’autostrada verrà perseguito come qualsiasi altro cittadino che commette un omicidio. E invece fino a che non sono sbucati i testimoni, fino a che la palese verità non è venuta fuori, si parlava di omicidio colposo, di colpi sparati in aria, di pistole sgusciate e di chissà quali risse epiche scoppiate a quel maledetto autogrill. Ed infine sarebbe stato normale già alle dieci di mattina che gli organi competenti, come successo nel caso di Raciti, fermassero i campionati. LA MORTE E’ UGUALE PER TUTTI! Tanti disordini che si sono venuti a creare dopo si sarebbero forse alleviati con la pronta sospensione dei campionati e con la pronta ammissione delle colpe da parte della Questura. Al contrario l’atteggiamento ha ancor più innescato la rabbia di chi in Gabriele Sandri, un tifoso che andava alla partita, si identificava. Ci viene da domandarsi se le partite non sono state sospese subito proprio perché agli organi Istituzionali conveniva alimentare questa rivolta per spostare l’attenzione dei mass-media e dell’opinione pubblica ancora una volta verso i temibili ultras e non verso l’uso improprio delle armi da fuoco da parte delle forze dell’ordine. Ma come si fa a cercare di coprire e difendere un uomo che spara ad un altro uomo inerme da cinquanta metri nella testa???
Non sfuggirà che la nostra adesione all’iniziativa nazionale sembra rovesciare una posizione tenuta ormai ferma da molti anni: nessun compromesso né accordo con quelle tifoserie che hanno continuato a girare con lame e in tasca, rivendicando tali comportamenti, o quelle tifoserie che continuano a lucrare sul tifo. Per non parlare delle tifoserie che sono scese a patti con Amato e con le questure tramite l’ultima moda delle autorizzazioni. L’autorizzazione di un gruppo Ultrà! Come gli Indiani con gli americani: pur di non farci sterminare, accettiamo le Riserve.
La nostra presa di posizione, su questo, è sempre stata molto dura: chi chiede autorizzazioni per quello che dovrebbe essere libero, chi dà una coltellata alle spalle e poi scappa via, chi è stipendiato dalle curve o dalle stesse società, per noi NON E’ UN ULTRAS. Sono anche gli stessi comportamenti di questi a dare ad Amato e colleghi il pretesto per uscire dalla costituzionalità con i ben noti decreti.

Curva Stefano Furlan, Trieste

TS1

In barba alla tanto decantata libertà di movimento, di pensiero ed espressione, diritti questi, sanciti sia dalla Repubblica Italiana, sia considerati come pilastri portanti della Comunità Europea; ai tifosi di alcune squadre di calcio è stato impedito di seguire la propria squadra in trasferta. Tra le tifoserie, colpite dal provvedimento, quella del Cesena, prossimo avversario alabardato. La dirigenza alabardata non ha trovato di meglio che montare uno squallido teatrino, ovvero decidere chi, come e quando mettere sugli spalti, approfittando del finto problema degli ospiti. Noi non ci stiamo a tutto questo, non vogliamo vedere decidere come, quando, e con chi si può disputare una partita di calcio, ponendo come elemento spurio, negativo e violento del calcio solo ed esclusivamente gli Ultras. Con malincuore questa volta ci asteniamo dal sostenere l'Unione Sportiva Triestina ma, vedere quel settore ospiti vuoto fa ancora più male, poiché potrebbe capitare anche a noi in futuro di non poter seguire la propria squadra in trasferta. Quindi l'incontro con il Cesena non deve passare inosservato, noi rimarremo fuori dalla nostra curva, ricordando anche l'amico Gabriele che ora non c'è più e facendo capire che non siamo pedine della scacchiera di nessuno. Chi ha volontà come noi, di partecipare a questa iniziativa, è pregato quindi di rimanere fuori durante i novanta minuti mettendo prima davanti tutto quello che stiamo subendo e dopo la squadra di calcio. La cosa che ci spinge a fare tutto questo è per non restare "indifferenti" a tutto quello che è successo da domenica scorsa, dalla morte di un amico a tutto quello che abbiamo dovuto assistere e per la quale non possiamo rimanere senza far qualcosa in merito. Partite di questo genere servono solo per l'interessi dei soliti e per cercar di farci scomparire, per questo non vogliamo assistere ad un incontro "deciso" già sugli spalti. Restiamo fuori per noi stessi, per quelli che sono ancora liberi di scegliere quando e come e quando "essere della partita", non è una protesta verso nessuno, ma è un comportamento che vogliamo seguire quando vediamo prendere delle decisioni che impongono ad una tifoseria di presentarsi a Trieste. Non lo troviamo giusto e per questo disertiamo di tifare, e, soprattutto, di insultare chi non può "esserci". Hanno deciso così e quindi è giusto che si godano in pace il loro spettacolo, a noi, tutto questo, non ci appartiene. Curva Furlan no compromessi        

postato da: PadovaSud alle ore 03:28 | link | commenti
categorie: ultras

COSA STA SUCCEDENDO?

Perquisizione per 22 ultrà di Samp e Genoa: trovata anche una sciarpa insanguinata

22/11/2007; Fonte: www.ecomatrix.it

C'era anche una sciarpa insanguinata, tenuta come ricordo o come trofeo, tra gli oggetti sequestrati dalla Digos genovese ai tifosi genoani e sampdoriani denunciati per gli scontri avvenuti in via Monticelli a Genova prima del derby il 23 settembre. Con le 22 perquisizioni domiciliari di oggi gli investigatori hanno trovato anche coltelli, fionde, mazze ferrate e mazze di legno, manici di piccone, bandiere, una copia del ''Secolo XIX'' con la cronaca degli scontri, un centinaio di grammi di hashish.
Gli incidenti erano avvenuti intorno alle 16.30, quando un corteo di genoani provenienti dalla sede del club Ottavio Barbieri, all'angolo tra corso De Stefanis e via Ponticelli, incontrò un gruppo di sampdoriani. Duecento tifosi contro duecento, scesi poi a una settantina per parte. Le indagini, condotte attraverso lo studio di foto e filmati (alcuni forniti da cittadini) e con pedinamenti, appostamenti e frequentazione dei locali più in voga tra i tifosi, hanno permesso l'arresto differito (secondo la legge 41/2007) di A***** L********, vecchia conoscenza della polizia, e poi il deferimento di 14 genoani e 8 sampdoriani.
La procura ha ottenuto dal gip 9 misure cautelari, di cui 4 in carcere (S****** M*******, P**** P******, F**** P****** e L*** C****), due domiciliari (A******* N****** e A***** B****) e 3 obblighi di presentazione. Tredici sono gli indagati a piede libero e sottoposti a perquisizione domiciliare e personale. I reati contestati comprendono rissa aggravata, lesioni aggravate, danneggiamento aggravato.

(ANSA) - TARANTO, 22 NOV - Divieto di accesso agli stadi per cinque anni: questa la misura disposta nei confronti dei nove ultras del Taranto l'11 novembre scorso. A causa degli incidenti la partita di serie C1/B Taranto-Massese fu sospesa e il giudice sportivo della Lega di C decreto' la sconfitta del Taranto a tavolino (0-3) e la disputa delle prossime quattro partite casalinghe a porte chiuse.

La mannaia dello stato non si è fatta attendere... La cosa incredibile qual'è? Che domenica un poliziotto ha sparato uccidendo un ragazzo innocente, E PER TUTTO QUESTO STANNO PAGANDO SOLO GLI ULTRAS, DI TUTTA ITALIA E SENZA NESSUNA ESCLUSIONE!

Le decisioni dell'Osservatorio adottate il 22 novembre

Nel pomeriggio odierno si è tenuta la riunione dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, con all’ordine del giorno, tra l’altro, l’analisi delle gare in programma dal 28 novembre al 3 dicembre 2007. Nell’occasione, sono state prese in esame 20 gare di serie “A”, 13 di “B” e 90 di “C”, oltre a quelle della Coppa Italia di serie “C” e dei campionati dilettantistici.
L’Osservatorio, alla luce dei positivi comportamenti tenuti dalle tifoserie dell’Ascoli e del Livorno, che in passato avevano dato luogo ad intemperanze, ha deciso di non adottare restrizioni alla loro movimentazione.
L’organismo collegiale, sulla base dei nuovi criteri adottati per la valutazione delle trasferte di massa con la presenza di gruppi violenti, ha invece ritenuto di suggerire alle competenti Autorità Provinciali di P.S. la limitazione per le trasferte di “tifosi organizzati” delle seguenti 12 tifoserie che hanno dato luogo, in questo campionato, a ripetute criticità:

Serie A: Genoa, Inter, Napoli, Lazio, Juventus;
Serie C: Perugia, Salernitana, Taranto, Venezia, Verona Hellas, Viareggio;
Serie D: Brindisi.

Con particolare attenzione sarà monitorato il comportamento della tifoseria della Spal che ha creato reiterate turbative in ambito ferroviario. In caso di recidiva saranno adottati più incisivi provvedimenti. Per l’incontro Catania – Palermo, infine, l’Osservatorio si è riservato di analizzare i profili di rischio della gara alla luce di più aggiornate informazioni.

Leggendo un comunicato del genere, una persona sana di mente si fa solo un'idea: questa è gente che ha dei problemi! Questa è gente abituata a fare una vita di merda, abituata a vedere i criminali veri che escono di galera dopo due giorni facendogli "Marameo!", abituata a prendere ordini da degli incompetenti, che probabilmente sono talmente frustrati che quando vanno a casa la sera non sono nemmeno nelle condizioni fisiche di dare due colpetti alla moglie. Questa è gente pericolosa. Altro che i ragazzi delle curve! CHI OSSERVA L'OSSERVATORIO???

 

postato da: PadovaSud alle ore 03:03 | link | commenti
categorie: ultras
mercoledì, 21 novembre 2007

La Lega Professionisti di Serie C ha ufficializzato che le gare non disputate il 18 novembre saranno recuperate mercoledì 12 dicembre, con fischio di inizio previsto per le ore 14.30. Il Padova ospiterà il Foggia in una partita che potrebbe essere giocata senza la presenza dei tifosi ospiti a cui, stando alle ultime indiscrezioni, potrebbe essere vietata la trasferta patavina. Il giorno feriale e l’orario, poi, non aiuteranno di certo a popolare gli spalti dell’Euganeo ma, dopo i tragici fatti della scorsa settimana, siamo convinti che soluzioni discutibili (come questa) saranno all’ordine del giorno.
 
Si sta facendo di tutto per tenere la gente lontano dagli stadi e costringerla alle televisioni. L'unica arma che abbiamo in mano noi ultras è IL MENEFREGHISMO: andare comunque il più possibile, alla faccia dei loro divieti e delle loro leggi, a costo di rimanere fuori dagli stadi. Tutti noi dobbiamo imparare a fottere la legge, quando è ingiusta. Istigazione a delinquere? No, semplice constatazione di ciò che i nostri politici fanno abitualmente!
postato da: PadovaSud alle ore 02:15 | link | commenti
categorie: ultras, calcio padova 1910
martedì, 20 novembre 2007

Segnalo a tutti i lettori ESSE QUAM VIDERI, un gran bel blog. E mi permetto di rubare un loro articolo, non me ne vogliano i gestori:

Disoccupati sì, ma anche precari, professionisti, avvocati, ingegneri, imprenditori, impiegati, operai, autisti, panettieri, e moltissimi studenti universitari, a dispetto di quel giornalista di Repubblica grande esperto di tifo organizzato che nel corso di uno Speciale TG1 ha dichiarato: “…ma non credo che tra di loro ci sia gente che ha studiato”. Povero imbecille!

Poverissimi, piccoli borghesi, benestanti, qualcuno ha anche origini nobili, figli di papà, contrariamente con chi afferma che sono solo il frutto del degrado e dell’indigenza.

Ridicoli presuntuosi opinionisti!

Roma, Milano, Napoli, Torino, ma anche Bergamo, Treviso, Padova, Salerno, Taranto dalle metropoli alla piccola città di provincia: 100, 1000, 20.000, 50.000 e forse anche di più.

Ma non erano solo una sparuta, ridicola minoranza?

Chi non esce mai di casa, chi fa tanto sport, chi va in discoteca, chi non ha mai una donna e chi non sa più come tenerle a bada, chi legge i filosofi contemporanei e chi a malapena conosce la lingua italiana, belli come il sole o brutti come la fame, chi è sempre incazzato e chi c’ha una vena comica che fa invidia a Zelig, solitari e trascinatori, pacati e mansueti o violenti da non poterli guardare negli occhi.

Emarginati? Sì, senza dubbio, emarginati come tutto il resto della gente o meglio estraniati da un contesto dove il sistema intero “se la canta e se la sona”. L’alta finanza, le banche, la politica, il mondo dello spettacolo, tutti sul carrozzone. Eccoli lì conduttrici puttane, cocainomani, osservatori, opinionisti, conduttori pervertiti, nani e ballerine, a strombazzare sguaiati la loro inutile, inspiegabile e lautamente remunerata presenza in questo mondo…alla faccia del resto della gente che non se la gode come loro.

Ebbene sì quei ragazzi, sono estranei, sono emarginati da tutto questo, anzi lo rifiutano, lo contestano apertamente. Odiano, sì odiano e disprezzano tutto questo, lo combattono e, quando possono … lo abbattono.

E per questo che a loro volta sono odiati e disprezzati dal carrozzone, perché non vogliono saltarci su, stanno bene in una curva tutti insieme a cantare, in una macchina che macina chilometri a parlare, in un pub a ridere e scherzare o per la strada uno accanto all’altro affinché nessuno possa passare.

Compatti eppure diversi tra loro.

Non è vero, caro ennesimo emerito giornalista benpensante che hai dichiarato che “sono loro la vera casta pericolosa”.

Non siamo una casta, siamo i tuoi quartieri, la tua città, l’espressione del tuo popolo…quello duro…quello di cui tu, occupante a pagamento del carrozzone, fai bene ad essere preoccupato.

GIUSTIZIA PER GABRIELE!

Un Ultras romanista
postato da: PadovaSud alle ore 04:23 | link | commenti
categorie: ultras

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ULTRAS ROMA:

In risposta ai vari editoriali sui quotidiani di oggi.
No, non lo sapete. Non lo sapete perché ieri pomeriggio e ieri sera è successo quello che è successo. Ed è proprio questo il motivo per cui succede e continuerà a succedere. Per la distanza che da trent’anni ci separa. Una giusta distanza. Tutti scrivete, tutti sapevate, tutti avete opinioni e soluzioni. Ma nessuno capisce che in realtà è la distanza che determina questo stato delle cose. Una distanza sempre uguale, da sempre, da Furlan a Sandri, da Colombi a Raciti. Ma quale caccia al poliziotto..ma quale l’agente voleva fermare la rissa..ma quale complotto al derby sospeso. Non è colpa di nessuno se in questo paese l’abitudine all’impunità è diventata assuefazione. E chi non si assuefa, per volontà, per mancanza di strumenti o per il rifiuto di strumenti, che ad altro non servono che a sopportare, fa quello che fa. Reagisce. Agisce. Sbaglia. Fa bene. Fa male. Ma fa. Sappiamo tutti che quell’agente non pagherà. Ci hanno abituato a questo. Ci hanno abituato nei secoli. Ma anche recentemente. E non pagherà perché la tensione che si è inevitabilmente alzata verrà usata(di fatto già lo è) per pareggiare il danno. Ma il danno culturale, la frattura..la distanza non è così che si ripara. Così si afferma. Si sentenzia. Si scolpisce dentro le persone, nella loro vita quotidiana, nei pensieri, nei gesti e nello strato più profondo dell’animo. La distanza. Giusta perché ancora una volta nessuno ammette, nessuno si dimette, nessuno è e sarà vero nella verità delle cose. Nessuno ha sparato come conseguenza di uno scontro tra ultras. A uccidere Raciti non è stato il diciassettenne. Il bambino morto al derby è stato creduto possibile da 70.000 persone perché 70.000 persone erano testimoni dalle 18 di quel pomeriggio della violenza dei reparti della finanza attorno allo stadio olimpico. La distanza la mettono i pomeriggi domenicali con le loro discussioni sull’accaduto affidate a Moggi e Belpietro. Condannano l’odio. Loro, che di odio sono maestri nelle rispettive vite professionali. La giusta distanza la mettevano gli opinionisti Biscardiani che se le davano peggio che in qualsiasi autogrill dell’A1 e che oggi scrivono editoriali condannando ieri pomeriggio e ieri sera. Pareggia. Pareggia il danno. Sandri è morto come un qualsiasi pischello Napoletano che senza casco sul motorino a 14 anni viene sparato alle spalle perché non si ferma ad un controllo di polizia. Sandri è morto come un qualsiasi operaio pagato in nero che casca da un ponteggio di otto metri. E’ morto in un modo assurdo e ingiusto. E’ la paura che questa morte resti tale a mandarti fuori di testa. Perché è POSSIBILE che resti tale. Possibilissimo in questa società civile dove quattro cazzotti o venti minuti, o un’ora di tafferugli contemplano spari in faccia mentre migliaia di famiglie rovinate da un crack finanziario possono andare a fare in culo. Loro. E non chi li ha ridotti così. Questo è quello in cui le giovani leve crescono e senza accorgersene incamerano. Questa è l’acqua che bevono. La carne che mangiano. I sogni che non sognano. Questo è quello in cui i più adulti cercano di galleggiare. E’ questo il nostro paese di cui si canta l’inno. In cui uno che si dopa in tv vince il pallone d’oro ed è chiamato a testimone dei valori dello sport.
La distanza ce la teniamo. A questo punto la pretendiamo. In lei ci riconosciamo, la difendiamo. Ci saranno sempre due verità nello stato delle cose. La nostra la sappiamo. La sapremo sempre e sempre la cavalcheremo. Senza sosta, senza tregua. Non curandoci delle “leggi del branco” con cui cercano di incasellarci in sondaggi e programmi tv o affibbiando stemmi di partito o appartenenze terroristiche. Che dicano, che scrivano, che reprimano. Biglie, sassi, punteruoli. Era un ragazzo buono e gentile. E se fosse stato cattivo? Faceva differenza? Doveva morire con tre, quattro botte invece che una? Una morte insegna sempre. Per questo il modo migliore di ricordare Gabriele è dicendogli grazie anche se non si conosceva. Grazie perché molti da ieri saranno persone migliori. Lontano adesso. Distanti. Giustamente distanti. E lui è qui dalla parte nostra.
E’ loro il disagio sociale. Soltanto loro regà.

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categorie: ultras
martedì, 30 ottobre 2007

STORIA DEL MOVIMENTO ULTRAS IN ITALIA - II PARTE

GLI ANNI '80

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IL DOPO-PAPPARELLI E L'ETA' DELL'ORO

La morte di Papparelli rappresenta per il movimento ultras una sorta di bivio: rialzarsi o sparire, essere fenomeno da baraccone o vero e proprio movimento giovanile. In poche parole: il clima repressivo che ne seguirà metterà per la prima volta gli ultras a dura prova, ed i ragazzi che in seguito a quella prima, piccola (rispetto a quanto il “democratico governo italiano” combina oggi) caccia alle streghe rimarranno al loro posto sulle gradinate diverranno delle vere e proprie colonne portanti del movimento ultras italiano. Il governo se ne uscirà con la proposta di vietare l’esposizione di striscioni che possano inneggiare alla violenza: i vari Commandos, Brigate, Armata, ecc in voga all’epoca, in molti stadi diventano tabù; così come teschi, spade, stelle a cinque punte, aquile… Ma se da un lato il “potere” cerca di togliere, dall’altro concede: il neonato movimento, infatti, non è malvisto proprio da tutti, anzi molti Questori e qualche Ministro dell’epoca vede lo stadio come una valida alternativa alla strada. Per capire meglio bisogna sempre ricollegarsi alla difficile situazione sociale della fine degli anni ’70: l’estremismo politico e la delinquenza comune andavano ormai di pari passo, così come i morti in nome di ideali che si stavano sempre più svuotando del proprio significato sociale per riempirsi solo di fanatismo; ormai non c’era manifestazione di piazza che non degenerasse in autentici assalti alla forza pubblica ed al patrimonio (auto bruciate, vetrine infrante, ecc.). Di conseguenza la nascita dei gruppi ultras era vista anche come un modo per incanalare il disagio sociale e circoscrivere le bande giovanili sugli spalti, luogo in cui sicuramente erano molto più controllabili. Fu così che lo stato, nonostante tentasse di combattere con provvedimenti farsa la violenza negli stadi (I C.U.C.S. della Roma cambiarono nome in “Ragazzi della Sud” per qualche anno prima di tornare alla denominazione originaria, ma di fatto la gente che componeva il gruppo era sempre la stessa…), si guardò bene dallo sferrare il “colpo” decisivo. Gli ultras stessi, passato il momento difficile, tornarono più forti di prima, e nel decennio che andava a cominciare si affermarono definitivamente… In seguito al trionfo della Nazionale Azzurra ai mondiali di Spagna nel 1982 ci fu poi un vero e proprio “boom” della passione calcistica (peraltro già forte prima). Le fila dei gruppi ultras si ingrossano, il fenomeno arriva anche a Sud, dove prima era appannaggio soltanto delle grandi città, e dove la passionalità della gente fa si che venga ben presto colmato il divario con le tifoserie del Nord. Ogni squadra di ogni città, dalla A alla C2 e molto spesso anche nelle categorie minori, ha il suo fedele seguito di ultras; mentre nelle città che hanno dato vita al movimento, gli aderenti ai gruppi diventano centinaia, a volte anche migliaia. L’organizzazione è ancora “ruspante” sotto molti punti di vista: le uniche entrate arrivano dalle collette e dalle prime forme di tesseramento, le coreografie sono ancora i fumogeni recuperati dai treni, in trasferta ci si appoggia ancora (fino ai primi anni ’80) ai clubs di tifosi, e molti stadi (soprattutto nel meridione) sono assolutamente da evitare. La violenza, nonostante i buoni propositi del periodo post-Papparelli, non accenna a diminuire (anzi!) e la polizia nei primi anni del nuovo decennio è ancora latitante: “Fino al 1985, il servizio d’ordine allo Stadio Appiani per una partita normale di serie B, era composto da una camionetta di carabinieri posizionata nei pressi della Curva Nord, ed una camionetta di carabinieri posizionata nei pressi della Curva Sud. La scorta per le tifoserie ospiti non era prevista, eccezion fatta per le partite contro Vicenza e Triestina, le uniche considerate a rischio, il cui servizio d’ordine era composto da un pullman di carabinieri,ed i tifosi ospiti venivano scortati dalla stazione allo stadio e viceversa da un paio di volanti. In totale, circa una sessantina di carabinieri per partite che all’epoca richiamavano 12-13.000 spettatori” (Dalle parole di un ultras biancoscudato dell’epoca). Padova-Pescara 1984/85

I “modelli” degli ultras nostrani rimangono gli hooligans d’oltremanica (che nel 1980 faranno la loro passerella ai Campionati Europei in Italia), e proprio sul loro esempio molti gruppi nostrani si faranno un nome basandosi sulla propensione allo scontro, su tutti gli interisti (protagonisti di un’autentica battaglia con i romanisti nel 1981, con oltre venti giallorossi feriti per colpi da arma da taglio), atalantini e veronesi. Gli ultrà della Roma invece sono molto più propensi al vandalismo gratuito (furtarelli e danneggiamenti vari) che non allo scontro vero e proprio, ma in qualche maniera sono un punto di riferimento anche loro: per il tifo innanzitutto, ineguagliabile sotto tutti i punti di vista; e per la capacità di muoversi in massa ovunque e terrorizzare (quando anche non mettere a ferro e fuoco) intere città. Il loro atteggiamento “zingaresco” darà origine ad incidenti gravissimi con i tifosi fiorentini nel 1983, in seguito ai quali diversi arresti colpiranno esponenti di spicco della Curva Fiesole, decretando di fatto lo scioglimento del gruppo storico degli “Ultras”. Le tragedie non finiscono di funestare il mondo del calcio: nel febbraio 1983 Stefano Furlan, ultras della triestina, muore in seguito al pestaggio da parte di un’agente di polizia dopo il derby di Coppa Italia contro l’Udinese, diventando così idealmente una delle prime vittime della repressione (che verrà ben conosciuta da tutti solo molti anni più tardi). L’anno dopo un tifoso rossonero, Fonghessi, muore prima di Milan-Cremonese accoltellato da un “collega” appena maggiorenne, che lo aveva scambiato per un tifoso grigiorosso a causa della targa della sua auto. La nuova ondata di violenza preoccupa e non poco, ed in molte città i clubs di tifosi cominciano a prendere le distanze dai gruppi ultras, togliendo loro in pratica appoggi logistici ed economici, soprattutto per quanto riguarda le trasferte. Ciò porterà ad un nuovo salto di qualità da parte del movimento ultras, più che altro a livello organizzativo: la “colletta” di un tempo non basterà più, si cominceranno a stampare adesivi, magliette e le prime sciarpe col logo ed il nome del gruppo. Inoltre i ragazzi che appartengono ai gruppi ultras posseggono un’”arma” che non è certo appannaggio dei clubs: il senso del gruppo, dell’amicizia, il cameratismo… Tutte cose che fanno si che un’intera generazione di giovani si coaguli intorno alle curve, da cui piano piano verranno sfrattati i clubs. Gli ultras stanno vivendo la loro “età dell’oro”….

Padova-Como 1983/84

L'HEYSEL

Nel maggio 1985 Juventus e Liverpool si contendono la Coppa dei Campioni nella finale di Bruxelles. E’ un periodo in cui gli hooligans inglesi fanno molto parlare di se, e l’Uefa ha la bella idea di scegliere come sede della finale lo stadio “Heysel”, che tutto è tranne un’impianto in cui siano anche lontanamente rispettate le più elementari norme di sicurezza. Anche l’organizzazione ci mette del suo: per la finale verrano inviati 17.000 biglietti in Italia più altrettanti in Inghilterra. Gli altri verranno venduti sul luogo e molti ad immigrati italiani o tifosi bianconeri, fra cui anche quelli di un settore dello stadio, lo “Z-side”, fatiscente e confinante con la curva assegnata ai “Reds”. Morale della favola: gli inglesi alticci cominceranno il solito lancio di oggetti verso il “Z-Side”, per poi tentare una carica che porterà al cedimento di un cancello con conseguente schiacciamento di decine di persone. Molti altri moriranno poi nella calca provocata dal panico della folla. Sarà un’autentica strage: ben 39 morti, uno dei disastri calcistici più grandi del calcio europeo. Per ore l’Heysel sarà terra di nessuno, in cui la polizia non ha più il controllo della situazione ed in cui gli ultras bianconeri tenteranno di farsi giustizia Ad Empoli, 1988/89sommaria. Poi la grande pagliacciata: si gioca per “motivi di ordine pubblico” (forse sarebbe stato più onesto dire “per esigenze televisive”)! Così, mentre la Juve si porterà a casa la sua prima Coppa dei Campioni e l’Inghilterra verrà esclusa per cinque anni dalle competizioni europee per club, i governi di tutta Europa cominciano a studiare nuove norme repressive per arginare il fenomeno del “tifo violento”: chiaramente ci vorrà il suo tempo per accertare le responsabilità di chi a Bruxelles era preposto all’organizzazione dell’ordine pubblico, ed i responsabili non pagheranno fino in fondo (senza nulla togliere alle responsabilità dei tifosi, che comunque furono i primi colpevoli della tragedia)! In Italia il “Reparto Celere” della polizia, che fino ad allora veniva utilizzato solo nelle manifestazioni di piazza, viene messo a svolgere servizio negli stadi, e vengono imposte le scorte per tutte le tifoserie in trasferta. È un cambiamento non di poco conto, ma gli effetti si vedranno solo negli anni a seguire: come già detto in quel periodo il movimento ultras italiano attraversa la sua fase di maggior splendore, le curve sono piene ed infuocate come mai più saranno, molti giovani e giovanissimi vengono dalla strada ed hanno palle a sufficienza per confrontarsi (alcuni hanno anche molto poco da perdere, va detto!) e la polizia comunque non è ancora sufficientemente organizzata. Molto spesso basta prendere il treno prima dell’orario previsto, o spostarsi nella stazione vicina per evitare la scorta e regalarsi così una giornata di puro divertimento. Inoltre c’è un altro fattore da tenere presente: in quel periodo non esiste fra le tifoserie italiane la mentalità dello “scontro con le forze dell’ordine”. La polizia è più che altro un “elemento di disturbo”, e gli scontri (con le dovute eccezioni) sono fra opposte tifoserie, anzi molto spesso la pula arriva a giochi già fatti… tutto questo porta chiaramente ad una visione ed un concetto di “mentalità ultras” molto diverso da quello di oggi: il primo nemico è il tifoso avversario, il concetto di solidarietà fra ultras è praticamente inesistente (anzi, in quel periodo in caso di “carica” dei P.S. verso gli ultras nemici si usava aizzarli con cori tipo “UC-CI-DE-TE-LI!”, oggi non si usa più anzi si canta contro le forze dell’ordine, ed in fondo è giusto così visto che gli anni sono troppo diversi e la repressione l’hanno provata tutti sulla propria pelle…). Anche per gli scontri le cose sono molto diverse: unica regola, OMERTA’ ASSOLUTA! Chi per pararsi il culo accusa i suoi amici in Questura è un infame, per il resto tutto (quasi) è lecito, tanto che nelle curve a partire dalla seconda metà degli anni ’80 comincerà ad esserci una paurosa diffusione delle armi da taglio, una pessima abitudine che una volta sfuggita di mano creerà non pochi problemi al movimento stesso….

A Parma, 1985/86

COPERTINE E SCISSIONI

Ma a partire dalla metà degli anni ’80 una nuova tendenza si diffonderà sempre di più all’interno della società italiana, trasferendosi da li alle curve: l’immagine! Siamo nell’epoca dei paninari e della disco-music, in cui al contrario del decennio precedente l’”apparire” comincia a prendere il sopravvento sull’”essere”. Di conseguenza anche nelle curve cominciano a perdersi di vista molti valori che avevano fatto grande il decennio precedente: i vecchi fumogeni non bastano più , è il periodo delle coreografie su vasta scala. Si parte con i bandieroni copri-curva per poi passare ai cartoncini, le bandierine… spettacoli sempre più elaborati che portano alla ribalta i ragazzi ultrà per le capacità organizzative ed inventiva. Sul campo coreografico tifoserie come romanisti, sampdoriani e napoletani verranno copiate ed imitate un po’ in tutta Europa. Dall’altra parte ci sono “gli integralisti” (veronesi, bergamaschi, ecc), privi di capacità coreografiche particolari ma portati a cantare ed a scontrarsi secondo tradizione. Inoltre in quegli anni sia Verona che Atalanta conosceranno la scena europea permettendo alle rispettive tifoserie di farsi conoscere e rispettare sui campi più caldi del Vecchio Continente: durante una trasferta a Belgrado con la Stella Rossa, ultras del Partizan aiuteranno le Brigate Gialloblù ad uscire dallo stadio nonostante il lungo assedio dei “Delije” della Stella Rossa. Questo fatto darà inizio ad un’amicizia fra le tifoserie dell’Hellas e del Partizan, tanto che in più di un’occasione sugli spalti del Bentegodi si potrà vedere lo striscione “Brigate sez. Belgrado”. Anche a Salonnico le Brigate Gialloblù se la vedranno brutta; mentre nel 1988 l’Atalanta arriva addirittura alla semifinale di Coppa delle Coppe, mentre Brigate Nerazzurre e Wild Kaos imperversano nei campi di mezza Europa, dal Galles alla Grecia al Portogallo fino alla semifinale di Mechelen in Belgio, dove 6.000 supporters nerazzurri faranno il bello ed il cattivo tempo, scontrandosi anche con la polizia locale che sarà costretta a respingerli a colpi d’idrante. Tre anni più tardi i bergamaschi si confermeranno come una delle migliori tifoserie d’Europa, presentandosi a Zagabria in 400 a pochi giorni dallo scoppio della guerra civile nell’ex-Jugoslavia, tutti muniti di baschetti da minatore nerazzurri! Chiaramente in Italia queste due tifoserie avevano ben pochi rivali, se si escludono i gruppi delle grandi città o i vicini di casa bresciani, all’epoca relegati però in categorie inferiori. Entrambe erano forse le uniche tifoserie del Nord Italia a seguire la propria squadra anche nei più pericolosi campi del Meridione, mentre le stesse Brigate del Verona più di una volta hanno fatto numeri impensabili per qualsiasi gruppo dell’epoca presentandosi in stadi come Roma e Milano senza scorta a cercare lo scontro…

Padova-Modena 1987/88Verso la fine del decennio cominciano anche le prime scissioni all’interno del movimento: dapprima nelle curve delle grandi città, poi piano piano anche nei piccoli centri, gruppi sempre più vasti cominciano a non riconoscersi più nella guida dei cosiddetti “gruppi storici”, accusando i capi di aver tradito la mentalità ultras originaria per vendersi al business ed ai compromessi. Nelle curve prendono piede una serie di scissioni e di gruppuscoli che vanno controcorrente rispetto al resto della curva, spesso anche in senso ideologico(anche se la politica all’epoca è ancora molto lontana dall’entrare “di forza” negli stadi…). Una delle prime piazze a conoscere queste scissioni sarà la Roma giallorossa: nel 1987 viene acquistato Manfredonia, giocatore ex-bandiera della Lazio odiatissimo dal pubblico romanista. Il Commando Ultrà si spacca fra favorevoli e contrari all’arrivo del giocatore: quelli fedeli alla linea dura manterranno la denominazione originale, gli altri prenderanno il nome di “Vecchio CUCS”; una spaccatura che finirà per rovinare per sempre quella che all’epoca era considerata unanimemente la “curva più bella d’Europa”… a sua volta l’ala più radicale del CUCS darà vita qualche anno più tardi a “Opposta Fazione”, formazione fortemente elitaria. I cugini laziali da questo punto di vista non stanno meglio: da una costola degli “Eagles Supporters” quello stesso anno nascono gli “Irriducibili” (oggi alla guida della curva laziale); che seguono uno stile ed un modo di tifare più “all’inglese”, senza tamburi, con striscioni di dimensioni più ridotte (rispetto a quelli lunghissimi in voga all’epoca), bandiere a doppia asta, cori secchi e potenti. Proprio loro anticiperanno quello che sarà lo stile del futuro, ma per il momento rappresentano solo una “spina nel fianco” che creerà una spaccatura mica da ridere in Curva Nord. A Milano, sponda nerazzurra, vedono la luce gli “Skins”, gruppo che in soli tre anni sarà protagonista di autentici macelli; mentre dalla parte rossonera viene fuori il “Gruppo Emergente” che in seguito cambierà nome in “Gruppo Brasato”, altri “gioiellini” niente male… A Bergamo sono già attivi da tempo i “Wild Kaos”, mentre a Firenze è l’epoca degli “Alcool Campi”, altro gruppo che avrà vita breve ma che riuscirà a lasciare un bel segno nella Fiesole… Bisogna tener presente anche un altro particolare: in quel periodo nelle curve è molto diffusa l’eroina (di stato?), che farà vittime anche fra i capi storici, elementi che in qualche maniera avevano tenuto in piedi la baracca fino ad allora. Queste “defezioni” unitamente alle spaccature in atto, porteranno ad una lenta disgregazione delle curve, di cui all’epoca ancora non si vedono gli effetti…

A Trieste, 1987/88

INIZIA L'EPOCA DELLA REPRESSIONE

Anche questo decennio, come il precedente, si chiuderà nel segno della tragedia: nell’ottobre 1988 Nazzareno Filippini, ultras dell’Ascoli, rimarrà ucciso al termine di Ascoli-Inter: della sua morte verranno accusati alcuni capi degli “Skins” nerazzurri. Il 4 giugno 1989 a San Siro prima di Milan-Roma, Antonio De Falchi viene aggredito da alcuni ultras milanisti facenti parte del “Gruppo Brasato”e morirà per arresto cardiaco (ma sulla vicenda non è mai stata fatta piena luce…); lo stesso giorno una bomba molotov lanciata d amembri dell’”Alcool Campi” contro il treno speciale che trasportava a Firenze gli ultras bolognesi provoca il grave ferimento di Ivan Dall’Oglio, appena 14enne. Tutto ciò non gioverà alla salute del movimento, anzi darà un contributo determinante alla militarizzazione degli stadi ed alle nuove leggi che il governo emanerà (come sempre!!!) sull’onda dell’emergenza e della spinta dell’opinione pubblica. Certo, non tutti se ne rendono conto subito, ma questo sarà solo il primo passo verso lo “stato di polizia” presente oggi negli stadi. Il Consiglio dei Ministri, prendendo spunto da una precedente sentenza del Tribunale di Rimini (che nel 1982 aveva condannato un ultras romagnolo a non seguire le partite del Rimini per un periodo di un anno, caso unico in Italia all’epoca), emana una direttiva secondo la quale ai tifosi arrestati o denunciati a piede libero per episodi di violenza da stadio viene applicato il divieto d’accesso a tutti i luoghi ove si svolgano manifestazioni sportive per un periodo di tempo variabile da un mese ad un anno, a seconda della gravità dei casi. Tale provvedimento potrà essere applicato a discrezione della Questura, e si tratta di un provvedimento amministrativo. Cosa significa? Significa che se da un lato ha lo stesso valore e la stessa rilevanza penale di una multa per divieto di sosta, dall’altro può essere applicato in assenza di prove e senza un processo. In parole povere un ultras può essere condannato a non seguire la propria squadra per un periodo di tempo, senza che abbia la possibilità di difendersi in un regolare processo, basandosi semplicemente sulle supposizioni e sulla discrezione del questore di turno! Molte volte gli stessi processi non si svolgeranno mai per decorrenza dei termini, e molto spesso vedranno l’assoluzione stessa degli imputati che nel frattempo hanno scontato un anno di diffida da innocenti!passeranno diversi anni prima che “l’inghippo” relativo alla diffida diventi materia di studio per avvocati, nel frattempo se ne vedranno le conseguenze nelle curve…

(II - continua)

postato da: PadovaSud alle ore 23:51 | link | commenti
categorie: ultras
giovedì, 25 ottobre 2007

QUANDO SI CERCA DI CREARE TENSIONE....

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Si è svolta questa mattina in questura la riunione in vista del derby di domenica tra Padova e Venezia. Su richiesta di Prefettura e Questura e in accordo con gli stessi, il Calcio Padova ha innalzato la capienza del settore Curva Nord dagli attuali 300 posti a 800. Tale provvedimento è stato reso possibile rimodulando in via principale la capienza della tribuna ovest. I 500 biglietti saranno a disposizione dei tifosi veneziani sul circuito Ticketone già a partire da questo pomeriggio.

In virtù della limitata capienza e dell’importanza dell’evento si potrebbe rendere necessario da parte delle Autorità competenti, il provvedimento di divieto di vendita dei biglietti per tutti i settori la domenica prima della gara. In tal caso verrà organizzato un filtraggio che permetterà l’accesso allo stadio solo alle persone provviste di titolo di accesso (biglietto e abbonamento).

Il Calcio Padova invita perciò i propri tifosi ad acquistare in prevendita i biglietti per la sfida di domenica. Per favorire l’acquisto dei biglietti, il Calcio Padova ha aggiunto un punto vendita allo stadio Euganeo ed ha ampliato gli orari della prevendita già in corso in via Carducci. Questi i nuovi orari (...)

(...)Per motivi di ordine pubblico si è preso atto dell’impossibilità di dar seguito alla richiesta del Calcio Padova di spostare i tifosi della Curva nel lato Sud della Tribuna Est."

(Fonte: www.padovacalcio.it)

Della serie "ci si è impegnati per scontentare tutti"! Ancora una volta la questura di Padova dimostra come la sua priorità non sia "risolvere i problemi", bensì "cercare lo scontro frontale". Lo stanno facendo da mesi nei nostri confronti con questa storia del cambio di settore che francamente è diventata una pagliacciata, ora lo fanno capire ampiamente alla vigilia di un derby, mettendosi a questionare sulle stesse questioni, e chiudendo la zona intorno allo stadio domenica.

Ormai il gioco è fin troppo chiaro: si vuole creare un precedente in questa stagione, un'altro Padova-Spezia per avere così la scusa per sfoltire un pò le fila ed il pretesto definitivo per non mandarci mai più in sud-est!

Queste porcate le stiamo vedendo un pò in tutta Italia, togliere i "tifosi" normali dallo stadio per obbligarli a comprarsi il pacchetto di sky, e creare nello stesso tempo un "problema ultras" che non esiste, per distogliere così l'attenzione dell'opinione pubblica da altre e ben più gravi problematiche!

Per tutti quelli che andranno allo stadio: domenica troverete i blu più che mai provocatori. E' importante che nessuno cada nelle loro provocazioni. Oggi come oggi, tutti abbiamo troppo da perdere.Altresì, è giusto che tutti sappiano che se domenica nasceranno problemi di ordine pubblico, questi sono stati voluti esclusivamente dalla questura di Padova, su ordine (si è capito) giunto dall'alto (Palazzo Moroni). Buon derby.



postato da: PadovaSud alle ore 12:16 | link | commenti
categorie: ultras, calcio padova 1910